Liguria Business Journal inaugura una rubrica di fact checking sulle dichiarazioni programmatiche da parte dei candidati sindaco di Genova. In questo caso ci occupiamo di Luca Pirondini (M5S) e Marco Bucci (centrodestra).

Uno dei nodi principali per il prossimo sindaco (lo è già di quello attuale) è la questione partecipate, in particolare Amiu, anche se molto dipenderà dall’esito della delibera di aggregazione con Iren: il futuro sindaco si troverà o un nuovo soggetto con capitali pronti da investire, o una gatta da pelare mica da poco, con un bilancio praticamente da rifare (o una pesante tassa da applicare).

Il Movimento 5 Stelle si è da tempo schierato contro l’aggregazione, ma l’alternativa proposta da Luca Pirondini, rispondendo a una domanda durante la sua prima conferenza stampa, non sta in piedi: «Intanto proroghiamo il contratto di servizio ad Amiu sino al 2030 e incrementiamo la differenziata».

Pirondini probabilmente ignora che c’è una legge regionale che ha rivisto l’intero assetto delle competenze in materia (legge 1/2014 e successive modifiche): la Regione ha individuato l’ambito regionale unico, corrispondente all’intero territorio regionale, articolato in quattro aree, coincidenti con il territorio della Città metropolitana e delle tre province liguri. La normativa europea spinge verso l’aggregazione e l’ultima legge regionale n.20 del 2015 (modifica della legge 12/2015) stabilisce che sono proprio Città metropolitana e le province ad assicurare la continuità della gestione della fornitura dei servizi.

Nella deliberazione del consiglio metropolitano, è esplicitamente scritto che i Comuni possono provvedere, in conformità agli indirizzi definiti da Provincia o Città metropolitana, a un affidamento del servizio di gestione integrata rifiuti per un periodo non esteso oltre il 31 dicembre 2020.

La possibilità di proroga è contenuta in un articolo, modificato nel 2014, di una legge nazionale del 2011 (n.148 art. 3bis) e prevede appunto un’unica opzione: una fusione o aggregazione industriale. In questo caso il posticipo del termine di scadenza della gestione del servizio è necessario per rispettare l’equilibrio economico-finanziario del nuovo soggetto, visto che milioni di euro di investimenti hanno la necessità di diversi anni di ammortamento.

Anche Bucci “casca” su Amiu. In riferimento all’aggregazione dice: «La questione Amiu-Iren è complessa, ma è il risultato di un management che ha prodotto dei buchi di bilancio che adesso devono essere ripianati, con investitori esterni o con l’aumento delle tasse per i cittadini, e questo secondo me è totalmente inaccettabile. Il problema deve essere gestito con un management che sappia fare il suo lavoro».

Da buon manager Bucci punta appunto sulla gestione manageriale, ma sembra sottovalutare il fatto che a produrre il buco in Amiu è la mancata corresponsione da parte del Comune di Genova delle spese extra per il trasporto dei rifiuti fuori Regione, denaro che Amiu ha anticipato e che ora richiederà al Comune di Genova, in questi anni non in grado di prendere una decisione lungimirante sulla chiusura del ciclo dei rifiuti. Il management, casomai, ha fallito nella precedente gestione (al di là di tutte le questioni giudiziarie), quando Scarpino era una miniera d’oro (su come siano stati investiti i ricavi di quell’epoca occorrerà un altro approfondimento), ma il servizio dell’azienda non era certamente all’altezza di una città proiettata verso il futuro.

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