La catena di montaggio non blocca necessariamente fantasia e creatività, che possono scoprire anche negli sfridi una bellezza potenziale da rendere visibile.

Lo sfrido è il residuo di produzione, quale che sia il materiale lavorato, legname, metalli, pelli, carta, fibre tessili, plastica o altro. L’azienda che lo produce deve smaltirlo – il che ovviamente ha i suoi costi e richiede l’osservanza di determinate procedure – oppure, se possibile, lo ricicicla, e scarti, ritagli, ecc… in qualche modo tornano a essere materia prima e vengono rilavorati. Un processo abbastanza usuale. Non è usuale però che gli sfridi di una fabbrica di stampaggio di polimeri termoplastici diventino articoli di design, rinascano per vibrare di luce propria, oggetti di materiale pregiato plasmati per dare risalto alla luce, in giochi di bagliori e trasparenze.

Una delle lampade di Dixpari

È quello che avviene alla Spa-Stampaggio Plastica Affini di Rossiglione, dove una parte degli sfridi viene trasformata in lampade che, con il marchio “dixpari”, in questi giorni vengono esposte al Salone del Mobile di Milano.

La Spa di Rossiglione è specilizzata nella progettazione, nell’ industrializzazione e nella produzione di componenti in materiali termoplastici. Con una capacità produttiva di oltre 100 milioni di pezzi all’anno, progetta e realizza prodotti e componenti in materiali termoplastici per ogni settore merceologico, soprattutto per l’automotive, il biomedicale, le comunicazioni, il settore dei componenti elettrici, elettronici, elettromeccanici e quello delle attrezzature subacquee.

Le presse computerizzate automatiche di Spa, dotate di robot cartesiani, fondono la materia prima, la iniettano nello stampo, prelevano il semilavorato separandolo dagli scarti, lo posano su nastri trasportatori verso l’imballaggio in maniera completamente automatica. L’imballo è ordinato sempre tramite robot direttamente nella scatola. Spa è un’azienda pulita a emissioni zero, tutti i suoi i impianti sono a ciclo chiuso e non producono nessuna emissione in atmosfera. Le temperature in gioco sono sempre tenute sotto controllo, eliminando il rischio di emissioni nocive. Gli impianti sono completi di granulatori dedicati che consentono il riciclo degli sfridi, dove previsto dalle specifiche di progetto, direttamente alla pressa, minimizzando l’impatto ambientale.

E proprio osservando gli sfridi, l’architetto Antonella Pugno genovese ha avuto un’idea. «Avevo lavorato – racconta l’architetto – alla realizzazione della palazzina uffici di Spa, che il titolare, Roberto Candelo, ha voluto fosse realizzata in legno. Ora la palazzina è un edificio costruito in bioarchitettura, certificato Casa Clima Gold Nature, bello e dal consumo energetico bassissimo. Un giorno mi ha colpito uno di questi scarti di lavorazione che erano in fabbrica e ho pensato di crearne una lampada da regalare al mio committente, Roberto Candelo. L’imprenditore l’ha apprezzata, l’ha collocata nel suo ufficio e qui la lampada è stata notata da diverse persone. Quando poi sono entrate in azienda, le figlie di Candelo, Isabella e Carolina, hanno proposto a padre di sviluppare l’idea, producendo lampade dagli sfridi, e creando un marchio apposito. Così è nato dixpari». I primi prodotti che dixpari presenta al pubblico sono le lampade Alone e Macramè, create su un modello di riferimento ma tutte pezzi unici. Curiositas di Claudio Burlando è l’agenzia di comunicazione che si occupa dell’immagine di dixpari.

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