La cultura è ripartita, lo dicono i numeri, l’occupazione nel settore, a livello nazionale è cresciuta del 18%, il ministro Franceschini ha avviato una riforma del settore che sta dando i suoi frutti, cercando di coinvolgere anche i privati, in un ritorno al mecenatismo culturale.

Turismo e cultura, insieme, sono un comparto economico che non ha pari rispetto agli altri.

Tutto questo è stato analizzato nella presentazione del dodicesimo rapporto annuale Federculture 2016, ospitato da Palazzo Ducale a Genova.

Claudio Bocci presidente di Federculture evidenzia come «Genova e la Liguria sono parte fondamentale del processo di sviluppo a base culturale del nostro Paese, riteniamo che il lavoro che c’è da fare è sulla valorizzazione e la gestione della cultura e Genova ha alcune esperienze di eccellenza come Palazzo Ducale, che crea valore sul territorio ed è stazione appaltante della cosiddetta impresa creativa, la stessa cosa si può dire per l’Acquario e presto per il Museo dell’Emigrazione».

Bocci sottolinea che se l’Italia saprà creare efficienti imprese culturali, sarà un motore importantissimo, anche per dare lavoro, oltre che per la crescita sociale.

Quello che manca, secondo il presidente di Federculture, in Liguria è forse un approccio ancora più integrato alla valorizzazione: «I diversi livelli istituzionali possono e devono lavorare insieme, per una visione unitaria dello sviluppo culturale».

I punti forti di una città come Genova sono per Bocci la localizzazione e la storia: «Ci sono aspetti ancora poco conosciuti, i palazzi dei Rolli per esempio io non li conoscevo ancora, poi il rapporto col mare, sono tanti i temi su cui Genova «può costruire il suo sviluppo la sua storia, la sua proiezione sul Mediterraneo e oltre l’Atlantico».

«La sfida del museo nazionale dell’Emigrazione – aggiunge l’assessore regionale alla Cultura e Comunicazione Ilaria Cavo – testimonia la sinergia di lavoro e comunione di intenti tra i vari attori pubblici, si sta creando un clima favorevole e ciò non vuol dire che ci si deve basare solo sul finanziamento pubblico». Cavo cita l’esempio del sito archeologico di Luni, dove la Regione ha finanziato degli spettacoli: «Hanno contribuito ad aumentare le visite al sito stesso».

Dal punto di vista della promozione che aiuta anche le imprese, la Regione Liguria ha annunciato un bando Fesr per promuovere attività culturali di produzione audiovisiva, ma anche aspetti legati alla formazione. Inoltre è diventato quasi inscindibile il rapporto con il turismo: ogni campagna della “Mia Liguria” ha eventi culturali inseriti come appuntamenti imperdibile.

Tutte le cifre della Liguria

Andando a vedere i dati, la Liguria è decima in Italia per quota di fondo per la tutela del patrimonio, cioè stanziamenti che riguardano archeologia, arti, biblioteche, poli museali eccetera: 6,9 milioni nel triennio 2016-2018. Lazio inarrivabile con 68,4 milioni, ma anche Toscana, Emilia Romagna, Sardegna, Veneto, Lombardia e Piemonte sono a doppia cifra, da 20,5 a 11,4 milioni. Puglia e Campania rispettivamente a 9,1 e 8,6 milioni.

Genova ha catalizzato l’1% dei fondi Cipe destinati alla cultura: 6 milioni per Palazzo Reale, 15 milioni per il waterfront (Blueprint).

La Liguria è settima nella classifica dell’Art Bonus al 23 giugno 2016, il mecenatismo culturale, con 2,2 milioni versati da imprese, enti e persone fisiche. Niente a che vedere con i 33,2 milioni della Lombardia o i 20,3 del Veneto, praticamente la metà del Lazio (4,7 milioni).

Per quanto riguarda la spesa per cultura, a livello nazionale è tornata a crescere, dopo il crollo durante la crisi (2013 l’anno peggiore, anche se la cifra più bassa è stata nel 2005). La Liguria è nona per la spedia media mensile in ricreazione, spettacoli e cultura nel 2015: 124,59 euro, su un totale di spesa complessiva di 2.295,17 euro a famiglia, una variazione del 28,5% in più rispetto al 2013.

Sulla fruizione culturale la Liguria non si discosta molto dalla tendenza nazionale: in un anno il 47,4% degli over 6 anni è andato almeno una volta al cinema (47,4%), 32,2 sono andati almeno una volta in un museo o a una mostra, seguono il 23,4% in un sito archeologico o monumento, il 19,3% a teatro, il 15,9 a un concerto, l’8,1% a un concerto di musica classica.

Nel 2015 il 16% dei liguri non ha letto né un quotidiano né un libro, percentuale che, divisa è allarmante: il 47,4% non ha letto quotidiani, il 49,3% non ha letto libri. Sono invece 50,1 le persone che hanno letto almeno un libro, quarto posto dopo Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle D’Aosta.

La mancata fruizione di spettacoli fuori casa è molto alta: si “salva” solo il cinema con una percentuale inferiore alla metà del campione (48,9%), sopra il 68% tutte le altre.

In ogni caso sono in ascesa gli introiti dei siti culturali statali in Liguria: rispetto al 2014, sono aumentati del 30% (182.675 euro), anche se sono calati i visitatori (-6,63%). Non è solo un caso ligure, ma i visitatori non paganti (70.676) superano quelli paganti (54.403).

Analizzando solo il dato genovese e la serie storica 2000-2015, l’ascesa dei visitatori ai siti statali ammonta a un +46,5%, altre città come Torino, Venezia, Milano, Bologna e Roma fanno ancora meglio, solo Firenze ha un +15,6%. Il confronto tra il 2015 e il 2014 è di un +19,2%, la migliore performance dopo Torino.

La serie storica sui musei civici fa rendere ancora più conto del cambiamento avvenuto in città: dal 200 al 2015 +154,2% di visitatori, terzo posto dopo Torino e Firenze. Rispetto al 2013 però il 2015 è stato migliore “solo” del 3,6%, mentre altre città hanno superato il 40% (Bologna) e il 30% (Torino, Milano).

Per quanto riguarda l’Università, la Liguria è una delle poche regioni in cui, rispetto al 2005, sono calati gli immatricolati ai corsi di laurea triennale o a ciclo unico: -0,5% (da 6.695 a 5.487).

 

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