Economia e ambiente una dicotomia da superare, e una convivenza che può esistere: i giovani del Fai e degli imprenditori di Confindustria della Spezia si sono incontrati ieri sera per parlare di economia circolare, della riconversione delle strutture industriali e di business rigenerativi.

«I nostri figli faranno un lavoro che probabilmente oggi non esiste – ha spiegato Giorgia Bucchioni nella veste di ceo di C&G Blue Vision – per fare blue economy dobbiamo puntare a informatizzazione e digitalizzazione, guardando allo sviluppo tecnologico. Il Mediterraneo non è mai stato così pattugliato come oggi, le acque sono sicure, mentre la costa è fragile in termini di sicurezza. Sulle coste italiane arrivano tutti i turisti che non vanno in Africa, pensare a tecnologie utili nel campo del controllo e della sicurezza può essere una prospettiva. Dobbiamo guardare a esempi del Nord, dove l’economia circolare riesce a fare profitto. Certo, al Nord hanno un approccio diverso, da noi manca una politica di programmazione che faccia da volano, come una connessione tra mondo della scuola e lavoro».

Passando al livello provinciale, ha aggiunto Bucchioni: «Manca un collegamento tra Comune e Autorità portuale, la riforma è ancora la palo nella pratica, i porti sono fermi. Alla Spezia non c’è lo stesso rapporto tra città e porto come per gli scali del Nord, si fa molta fatica a rilevare il giusto peso in termini di ricadute economiche dell’economia portuale, e bisogna che gli ambientalisti di bandiera si rendano conto delle prospettive di questa città, è necessario fare un salto avanti».

Andrea Toscano, già ammiraglio della Marina Militare, è partito dalle aree sottoutilizzate dell’Arsenale: «Per ragionare sul futuro dell’Arsenale Militare bisogna capire come è cambiato il modo di costruire le navi. Dalla progettazione passano mediamente cinque anni per la realizzazione di una nave concepita per durare circa 25 anni; in questo periodo complessivo poter valutare le necessità anche di aggiornamento riduce i costi. Il mercato e l’evoluzione tecnologica impongono il costante riammodernamento. Ragionare su queste esigenze ci può aiutare a progettare strutture e tecnologie a lungo termine. Con il Piano Brin si concentrerà l’utilizzo dei bacini di carenaggio liberando altre zone, oltre a questo la Marina ha già aperto molto, anche alle imprese private, concedendo l’uso anche di tecnologie proprie».

In merito all’utilizzo di nuove zone rese disponibili dalla Marina Militare, anche per l’ammiraglio Toscano i modelli sono a Nord e legati alla britannica Royal Navy, come lo storico di arsenale di Portsmouth, e ripercorre la storia dell’Arsenale spezzino: «Fu uno strumento – ha detto – che aiutò l’unità nazionale realizzando di fatto un grande fattore d’unione popolo, alla Spezia arrivarono maestranze da tutta Italia, parliamo di 60 mila persone. Qui, in novanta ettari e tredici chilometri di strade, furono costruite otto corazzate e nove sommergibili in 40 anni. Poi si passò dalla costruzione alla manutenzione. L’Arsenale può diventare una testimonianza concreta e un simbolo cittadino, è la storia della città e può essere valorizzato creando un ciclo virtuoso di interessi culturali e turistici, partendo dalla raccolta del museo navale e dalla struttura stessa. Una volta il muro dell’Arsenale non era una separazione perché dieci mila persone ci lavoravano ora, decaduto il fattore occupazionale, il muro appare come uno sbarramento, ma nel futuro non sarà così”.

La discussione è proseguita sul tema dell’edilizia 4.0 con Edoardo Vernazza, presidente di San Colombano Costruzioni spa, che ha spiegato quanto un nuovo approccio nel concetto di fabbricato intenso come prodotto industriale, con tempi di progettazione, realizzazione, utilizzo e scarto, sarà sempre più usuale, dato che entro il 2020 dovremmo riutilizzare materiali arrivando a un riutilizzo del 60% degli scarti (ora siamo ad una media del 9%) considerando che l’economia circolare in edilizia si sviluppa prevalentemente nella demolizione.

L’incontro si è concluso con due esempi virtuosi: la progettazione di Sistemi di produzione agricola intensiva in centri abitativi d’eccellenza per realtà densamente urbanizzate come città cinesi, realizzata dall’architetto Danilo Capellini in collaborazione con il professore Luca Sebastiani della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, e il recupero delle Saline Conti Vecchi a Cagliari, illustrato da Roberta Cento Croci, presidente Fai Liguria.

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