«Tutte le persone che ci hanno dato la loro disponibilità, siano essi assessori della mia giunta o manager pubblici o privati, non sgomitano per essere il candidato sindaco. Hanno invece dato una generosa disponibilità, ma rimarrebbero anche volentieri dove sono». Così Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, a margine della presentazione della nuova campagna turistica di primavera, si è espresso a proposito della scelta di un nome per le amministrative di Genova da parte del centrodestra. In ballo ci sono l’assessore regionale alla Cultura Ilaria Cavo, Marco Bucci, amministratore unico di Liguria Digitale, e Claudio Andrea Gemme, manager di Fincantieri.

«La persona che sceglieremo – spiega – lo farà per spirito di servizio rispetto alla coalizione, credendo profondamente nel nostro progetto, dovendo rinunciare probabilmente alle soddisfazioni che avrebbe e alla tranquillità di lavoro. Sarà il migliore di tutti per lo specifico incarico: intendo un nome condiviso da tutti i partiti, il più coerente col lavoro da fare. Non c’è alcuna imposizione della giunta e nessuno sgomita: in questa circostanza il centrodestra sta dando prova di grande compattezza e capacità di dialogo. Il passare dei giorni è dovuto a supplementi di riflessione, ma non riguarda né la compattezza del centrodestra, né la qualità delle persone: semplicemente cosa è utile a questa città e questa regione».

E ancora sul centrodestra il presidente della Regione afferma: «Credo che debba strutturarsi e guardare al futuro. Di fronte a un Movimento 5 Stelle che proprio a Genova sta dando uno dei peggiori spettacoli della politica e della propria storia e di fronte a un Pd che, se per molti anni ha avuto una vocazione maggioritaria e bipolare, si sta ora sfarinando in mille dibattiti, credo che il centrodestra abbia le carte in regola per guidare il Paese, ma deve fare un passo avanti. Mi piacerebbe che si cominciasse a pensare a semplificare la vita politica del Paese, mantenere una vocazione maggioritaria bipolare, mi piacerebbe pensare, come nelle grandi democrazie anglosassoni, a un partito unito con tutte le coalizioni. I partiti devono saper essere larghi ed esprimere una pluralità di sensibilità, avere meccanismi di confronto che consentano loro di presentarsi agli elettori con un programma unico. Se per arrivare a questo si deve passare anche da una federazione stretta con regole più cogenti e coerenti per rimettere insieme il centrodestra, ben venga: non mi impicco alle formule. Il centrodestra deve avere uno schieramento compatto, coerente e coeso, in grado di guidare il Paese bene come guida Liguria, Lombardia e Veneto».

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