Gaslini: meno rischi per i pazienti con l’accreditamento “made in Usa”

Per la quarta volta consecutiva ottenuto l’accreditamento all’eccellenza della Joint Commission International

Per la quarta volta consecutiva l’Istituto Gaslini di Genova ha ottenuto l’accreditamento all’eccellenza della Joint Commission International, applicando gli standard qualitativi statunitensi. In Italia sono solo 24 gli ospedali che possono fregiarsi di questo riconoscimento. Sono ben 1200 gli elementi che vengono misurati per ottenere l’accreditamento.

Per la quarta volta consecutiva l’Istituto Gaslini di Genova ha ottenuto l’accreditamento all’eccellenza della Joint Commission International, applicando gli standard qualitativi statunitensi. In Italia sono solo 24 gli ospedali che possono fregiarsi di questo riconoscimento. Sono ben 1200 gli elementi che vengono misurati per ottenere l’accreditamento.

Dal 2007 il Gaslini si sottopone volontariamente all’esame della Joint Commission on Accreditation of Healthcare Organizations, oggi il maggior ente di accreditamento degli Stati Uniti, che ha accreditato quasi 5.000 ospedali e monitorizza più di 20.000 programmi sanitari, con la missione di migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria nella comunità internazionale. Quanto più sono impegnative le cure, quanto più complesso è il paziente, tanto maggiori sono i rischi: obiettivo primario della certificazione è garantire sempre maggiore sicurezza e qualità ai bambini sottoposti alle prestazioni sanitarie dell’Istituto.

«Ancora una volta medici, infermieri e amministrativi del Gaslini si sono seduti allo stesso tavolo per rivedere le regole comportamentali dell’ospedale, migliorarle ed adeguarle alle sempre nuove esigenze – spiega Ubaldo Rosati direttore dipartimento di staff, che gestisce il processo di accreditamento all’interno dell’Ospedale – la finalità è quella di orientare sempre di più l’ospedale sui bisogni dei bambini e delle famiglie: indipendentemente da quando e dove il paziente arriva, e da chi trova a prestargli cura, deve ricevere subito tutto ciò di cui ha bisogno, al meglio delle possibilità dell’Istituto. Ciò è possibile solo se tutto l’ospedale condivide gli stessi valori, se le procedure che garantiscono l’accesso, la valutazione dei pazienti e la continuità delle cure sono univoci, se la comunicazione fra gli operatori e la gestione delle informazioni con la famiglia sono adeguatamente e uniformemente presidiati».

Cosa cambia per i pazienti

Diminuiscono ulteriormente le infezioni ospedaliere

Le infezioni ospedaliere correlate alle pratiche assistenziali sono purtroppo un fenomeno ineliminabile: da stime attendibili riguarda almeno 6-8% dei ricoverati nei reparti ordinari; fino al 20% di quelli nelle aree critiche.

Più sicurezza nelle cure

Tutte le attività svolte in sala operatoria diventano ulteriormente presidiate e quindi più sicure: fin dal primo accreditamento sono stati introdotti il time out (dopo l’induzione dell’anestesia e prima dell’intervento si effettua un ulteriore verifica totale sulla strumentazione, la presenza di tutti gli specialisti, i farmaci eccetera) e la marcatura del sito da operare. Gli anestesisti hanno ulteriormente aumentato e affinato la sorveglianza, già prima accuratissima, sui pazienti nelle due fasi più delicate dell’anestesia (induzione e risveglio). Per la gestione dei farmaci, soprattutto quelli definiti “pericolosi” è stata introdotta un ulteriore procedura per la messa in sicurezza, attraverso il doppio controllo in fase di prescrizione e somministrazione, e la conservazione secondo procedure predefinite.

Limitazione e controllo del dolore

È stato avviato un processo di miglioramento che si protrae da diversi anni e che ha previsto percorsi di formazione per tutto il personale in assistenza, al fine di monitorare e trattare il dolore nei pazienti ricoverati. Attualmente a tutti i pazienti ricoverati, con frequenza pluri giornaliera, viene valutata la percezione del dolore sulla base di scale internazionalmente validate e sono stati elaborati specifici protocolli per la cura. Da verifiche effettuate oggi il dolore risulta perfettamente controllato in quasi tutti i pazienti.

Minore possibilità di errori con cartella sanitaria e scheda unica di terapia

Nessuna cura è esente da rischi: quanto più sono impegnative le cure, quanto più complesso è il paziente tanto maggiori sono i rischi: nel mondo sono vittime di errori circa il 2,7% dei pazienti ricoverati (anche nei migliori ospedali). Tutto il processo di gestione dei farmaci è critico: prescrizione, trascrizione, ordinazione, preparazione, somministrazione, monitoraggio. La frequenza di errore statisticamente è compresa fra 4.5-5.5 % di tutte le terapie.

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