Meno di un centinaio su 250 erano i delegati regionali del Pd presenti questa mattina al Teatro della Gioventù di Genova chiamati a eleggere i componenti della Commissione regionale per il congresso del Pd Liguria. Il numero legale non era previsto e, dopo un ammonimento del commissario David Ermini circa la necessità di essere uniti, i membri della commissione sono stati eletti.

Si tratta di Francesco Minazzo, Antonino Miceli, Diego Ghisilieri, Matteo Cosulich, Andrea Torre, Fabio Quartino, Paola Alpa, Juri Michelucci, Musetti Paolo, Jacopo Tartarini, Carlo Cortesi, Mattia Visciotto.

L’elezione della Commissione era il primo passo verso l’elezione del segretario. E proprio questo ha spinto molti delegati, specialmente quelli di fuori Genova, a non sacrificare un sabato mattina alla politica. Il segretario, a quanto si apprende da fonti Pd, è già stato scelto dalla segreteria nazionale: è Vito Vattuone. Niente primarie, il partito vuole una candidatura “unitaria”. Forse, più che di caos nel Pd, lamentato oggi da alcuni dei pochi presenti, è il caso di parlare di scarso interesse per una soluzione scontata e per una persona rispettabile ma che non entusiasma.

Più agitati diventano gli animi dei militanti Pd quando si trovano ad affrontare la questione genovese. Chi candidare sindaco?

La figura “unitaria” finora non si è trovata. Luca Borzani, presidente della fondazione del Ducale, pare non abbia intenzione di accettare l’incarico. Del resto non è detto che raggiungerebbe la maggioranza qualificata dei consensi necessaria a una candidatura unitaria e quindi alla soppressione delle primarie. L’area renziana è in fermento, scontenta di come finora la segreteria provinciale ha gestito la vicenda. E, mentre non si è ancora capito che cosa intenda fare l’attuale sindaco Marco Doria, le alleanze sono in alto mare, Possibile ha detto subito di no, con Rete a Sinistra gli incontri pare non abbiano prodotto ancora nulla.

Restano in campo due candidati, entrambi di area renziana: Simone Regazzoni e l’asssessore comunale Emanuele Piazza. I renziani non sono certo in grado di sostenere due candidature, anzi, senza la convergenza di altre aree del partito non possono sostenerne neppure una. Ma i non renziani, oltre tutto rincuorati dalla sconfitta del loro partito al referendum (è così, almeno per molti, per quanto sembri paradossale; la Dc è riuscita a innestare un tratto del suo Dna nel nuovo organismo nato dall’evoluzione del Pci) e dall’indebolimento del segretario nazionale, detestano Regazzoni e non amano Piazza e non sembrano propensi a compromessi. Forse, chi questa mattina parlava di caos pensava non tanto alle sedie vuote al Teatro della Gioventù ma tutto l’insieme,  al cammino che resta da fare per scegliere un candidato sindaco che piaccia almeno alla maggioranza del Pd genovese e non perda le elezioni.

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