In occasione della presentazione del catalogo della mostra Usodimare di Giovanni Frangi, Il Camec, Centro d’arte moderna contemporanea della Spezia, ospita domani (10 febbraio) un seminario sulle occasioni che l’arte può offrire in termini di pensieri, valori e, soprattutto, economie ragionando a partire dal ruolo che i privati possono avere in un rapporto virtuoso e fruttuoso con le istituzioni pubbliche, cogliendo il difficile tema del rapporto fra arte e mercato, sulle potenzialità e sullo sviluppo economico della cultura, sul “saper fare” un vernissage, un catalogo e un archivio. Bizjournal Liguria ha intervistato Paolo Asti, presidente di Startè, l’associazione promotrice della mostra e dell’evento.

Asti è nato alla Spezia 53 anni fa, imprenditore da sempre è appassionato d’arte e di fotografia, a 16 anni ha fotografato un canarino che usciva da una lampadina con lo slogan “L’Energia è vita !”, vincendo un premio nazionale bandito dall’Ansaldo di Genova che chiedeva di rappresentare il senso dell’energia che l’ha portato a compiere un tour fotografico in Oriente.

– Cos’è Startè?

«È un’associazione culturale costituita nel 2010 con alcuni amici, che vivono in diversi angoli del mondo, per dare un’organizzazione compiuta alla volontà di valorizzare l’arte italiana nel mondo. L’italianità intesa come patrimonio di idee, di cultura, di creatività e di una progettualità sostenuta dalla qualità nella pluralità dei linguaggi estetici. L’obiettivo è quello di portare un contributo concreto promuovendo nel mondo il patrimonio artistico e culturale incrementandolo con il valore dell’arte contemporanea. Il consenso delle Istituzioni per il nostro lavoro ci permette di operare con autorevolezza e convinzione, consapevoli che la cultura e il patrimonio artistico, costituiscono un importante volano per l’economia del nostro Paese. Dimostrando inoltre come, tra gestione pubblica e iniziativa privata, possono realizzarsi fruttuose sinergie».

– Quali sono i progetti più rilevanti organizzati in questi anni dall’associazione?

«Dal 2010 a oggi abbiamo realizzato due mostre a Los Angeles con Marco Casentini al Riverside Art Museum e Backersfield Art Museum, due mostre – Il Rosso e il Nero di Francesco Vaccarone e Giovanni Frangi – al Parlamento europeo a Strasburgo, Ragione e Spiritualità con Eugenio Carmi a Stoccolma, tre al Camec: Vaccarone, Casentini e Frangi. Abbiamo realizzato più di 30 mostre tutte senza alcun contributo pubblico a Rapallo, Sarzana, Porto Venere, al Museo San Matteo di Pisa e molte altre ancora. Nel frattempo, sempre su iniziativa di Startè, abbiamo costituito l’archivio Giuseppe Caselli, presieduto da Francesco Vaccarone».

– Il seminario “l’arte crea occasioni” affronta il tema difficile della sostenibilità economica di progetti artistici chiamando in causa il ruolo dei privati. Considerando le scarse risorse destinate alla valorizzazione dell’arte contemporanea da parte della realtà pubblica come può subentrare il privato?

«Tutte le iniziative di Startè sono un esempio di buona pratica nella collaborazione tra pubblico e privato dove il primo mette a disposizione spazi prestigiosi spesso sotto utilizzati, non solo musei, e il privato grazie all’organizzazione di Startè partecipa anche economicamente alla realizzazione del progetto».

– Quanto la realizzazione di un archivio e di un catalogo può aiutare a consolidare un’artista sia nell’interesse dell’autore stesso sia dei collezionisti?

«L’archivio costituisce lo strumento non solo utile all’autentica delle opere, ma anche uno strumento in grado di ripercorrere con il contributo di critici e storici dell’arte, il percorso in modo filologico della produzione dell’artista. L’archivio produce anche un importante attività legata al visione del territorio rappresentato da Caselli in una sorta di memoria collettiva utile non solo ai collezionisti. Il catalogo di una mostra, a differenza di quello completo del lavoro di un’artista, costituisce la testimonianza di una tappa del suo percorso, una sorta di momento di riflessione oltre a una valorizzazione delle opere che nel catalogo sono rappresentate e illustrate da testi critici . Anche qui c’è un ruolo del pubblico? Un ruolo pubblico potrebbe esserci ma è sempre più difficile trovarlo, come in una mostra non basta appendere qualche quadro alle pareti anche in un catalogo non è sufficiente la semplice pubblicazione delle opere più o meno rappresentative di un artista. Occorre un lavoro di ricerca che costa fatica e denaro che le amministrazioni difficilmente hanno la disponibilità di compiere».

– Il Comune della Spezia si avvicina alle elezioni amministrative, da professionista impegnato nel campo dell’arte e della cultura quali sono gli indirizzi che si auspica vengano intrapresi?

«La Spezia è nota nel mondo per due grandi eventi che negli anni ne hanno segnato la crescita culturale: il festival internazionale del Jazz, il più longevo d’Italia, che nel corso degli anni con investimenti da miseria da parte degli organizzatori pubblici ha perso autorevolezza nel panorama degli eventi musicali, poi il Premio del Golfo dei Poeti voluto da Marinetti, capace negli anni Cinquanta di essere in Italia secondo come prestigio solo alla Biennale di Venezia. La dotazione museale della città è in gran parte un patrimonio ottenuto grazie al Premio. Dopo un tentativo di una nuova edizione, rapidamente abbandonata non se ne è fatto più nulla. La colpa è data alla mancanza di risorse economiche. In realtà, ogni due anni, per il festival della Marineria si spendono milioni di euro di cui non rimane traccia. Come dicevano i romani per accontentare il popolo occorre Panem et Circensem ma la cultura è un’altra cosa. Vedo poi tentativi di basso livello qualitativo in cui si cercano di coinvolgere artisti e istituzioni senza differenziazioni utili al pubblico per coglierne gli aspetti di qualità e linguaggio, che altro non sono che tentativi di ricerca del consenso elettorale».

– Ha qualche progetto per il futuro in cantiere?

«Naturalmente si. Dopo sette anni di attività Startè è cresciuta al punto da potersi replicare grazie nuovi contenitori che, grazie al suo know how, potranno svolgere la medesima azione per la promozione dell’arte e per la sua valorizzazione».

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