Niente caccia al lupo in Italia, almeno per ora. Oggi, nella Conferenza Stato-Regioni, in cui si è discusso del Piano lupo, il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini ha proposto e ottenuto dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti il rinvio del provvedimento che avrebbe dato il via libera all’uccisione di questi selvatici.

Un rinvio della misura, un approfondimento della questione erano stati richiesti da diverse amministrazioni, tra cui quella regionale ligure. L’assessore all’Agricoltura della nostra Regione, Stefano Mai nei giorni scorsi aveva spiegato che «per quanto il testo presenti molti elementi condivisibili, come la lotta al bracconaggio, tuttavia come Regione Liguria saremmo più propensi nell’affrontare le problematiche inerenti alla presenza del lupo nel nostro entroterra puntando maggiormente su sistemi di prevenzione».

Alle perplessità degli amministratori nei giorni scorsi si erano unite vibranti proteste di diverse associazioni e, alla fine, Galletti, come spesso fanno i ministri in questi casi in cui l’emotività dei cittadini cresce insieme al pericolo di impopolarità per chi decide (gli animalisti sono più numerosi degli agricoltori e dei pastori delle zone appenniniche), ha preferito rinviare.

A noi sembra un’ottima notizia.

Perché è vero che l’uccisione è soltanto una delle 22 misure previste dal piano, e gli abbattimenti selettivi non potrebbero superare il 5% degli esemplari di lupo insediati in Italia e sarebbero concessi soltanto sulla base di un censimento del numero di esemplari sul territorio e di un loro eventuale sovrannumero rispetto a parametri di equilibrio biologico, previo parere dell’Ispra. Prima di arrivare agli abbattimenti si farebbe ricorso a tutti gli altri mezzi possibili, come le recinzioni. Eccetera eccetera…. Ma rimane il fatto che, se passa il provvedimento così com’è, viene meno il divieto assoluto di uccidere esemplari di lupo, si apre una breccia che potrebbe allargarsi oltre il 5 per cento. Dare il permesso o l’incarico ai cacciatori di uccidere il lupo è molto più facile che far sì che i produttori di dotino di recinzioni, dissuasori acustici, cani di guardianìa. Ed è molto meno impegnativo che mettere a punto una normativa sui risarcimenti per chi ha subito perdite a causa dei lupi tale da compensare effettivamente i danni subiti, e sia veloce e praticabile anche per chi non è un burocrate. Chi conosce l’efficienza di gran parte delle nostre amministrazioni vede un futuro molto incerto per il lupo e un cinque per cento destinato a lievitare.

Per dare un’idea della sensibilità delle amministrazioni nei confronti di questo problema, ricordiamo che Pier Giovanni Capellino, presidente di Almo Nature, azienda genovese produttrice di pet food, da tempo fornisce gratis, a pastori e agricoltori che hanno bisogno di proteggere i loro animali dai lupi, cani da pastore maremmano-abruzzesi già addestrati. E regala anche, per un certo periodo, il cibo necessario a mantenerli. Il progetto di Capellino si basa sulla prospettiva che i cani tengano a bada i lupi, dirottandoli verso prede selvatiche. I produttori, così, non avrebbero più motivo di chiedere l’abbattimento dei predatori. Il meccanismo sembra che funzioni, del resto il maremmano-abruzzese ha difeso le greggi per secoli con notevole successo, ma il presidente di Almo Nature ha dichiarato di recente a BizJournal Liguria di non avere ottenuto la minima collaborazione dalle istituzioni liguri. Del resto, nell’ultimo consiglio regionale in cui si era discusso a lungo del problema lupo, Capellino e Almo nature non sono stati menzionati. Neppure per criticarli, per dire che la loro proposta non convince. Niente. Probabilmente i consiglieri ignoravano l’esistenza di questo progetto. Capellino va avanti comunque, utilizzando, per individuare e contattare i produttori che potrebbero essere interessati, un consulente che paga di tasca sua ma la vicenda lascia perplessi.

E poi, anche questo cinque per cento, anche se restasse tale, sarebbe comunque una misura odiosa, se presa al posto di altre possibili. Sia chiaro, almeno per chi scrive il lupo non è sacro. Come non lo è nessun altro animale o vegetale. Sacra è soltanto la vita umana. Il tempo dei totem è finito da un pezzo. Ma mentre i cinghiali, per fare un esempio, sono migliaia, non corrono certo il rischio di estinguersi e possono tranquillamente essere abbattuti, anzi, insieme a daini e caprioli potrebbero alimentare un nuovo, modesto ma significativo, settore di business, dando vita a una filiera turistico-alimentare di prodotti del territorio, e altri animali, come gabbiani e piccioni dovrebbero essere semplicemente sterminati fino a tornare a numeri sopportabili, il lupo ha da poco iniziato a ripopolare l’Appennino dopo avere rischiato l’estinzione e tuttora non è certo una presenza invasiva. In Liguria pare che conti una sessantina di esemplari. È così difficile riuscire a conviverci? A parte le legittime rimostranze dei produttori che si trovano con le loro pecore o capre sbranate, sembra qui che si mostri una contraddizione sempre più diffusa. Tutti vogliono la natura, il ritorno alla natura (magari incontaminata, come se gli esseri umani fossero contaminanti), il tuffo nella natura, ecc… Purché la natura non sia troppo naturale. Allora si castrano i gatti maschi perché non lascino cattivi odori, e i cagnolini perché stiano tranquilli, e si vogliono i mandarini e gli acini d’uva senza semi, perché i semi danno fastidio.

Infine, un’altra considerazione. Chi accetta senza fare tante storie l’idea di uccidere i lupi cita gli esempi di Francia e Germania dove gli abbattimenti sono da tempo praticati. Ma non tutto quello che si fa all’estero è necessariamente giusto e da imitare. Gli esempi non  mancherebbero, anche in questioni ben più gravi di quella dei lupi.

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