Quando si parla di Genova il tema-base è sempre quello: Genova è una città di anziani ai quali servono i servizi sociosanitari, di persone d’età che hanno risparmiato e oggi non spendono, uomini e donne granitici nella propria immutabilità. Tutto vero, probabilmente. Ma ci si dimentica spesso che gli anziani hanno necessità che li portano a doversi appoggiare a persone terze, perché i familiari non possono star sempre loro vicino. Persone che oggi rappresentano molto più di quanto il senso comune possa immaginare: una rivoluzione di costumi.

Quanto influiscano le badanti nella vita, nelle scelte, nelle abitudini degli anziani, quanto ne orientino i comportamenti e quanto, conseguentemente, possano indirettamente addirittura mutare l’economia commerciale di interi quartieri cittadini lo si può immaginare studiando i numeri riportati sul rapporto di ricerca “le assistenti familiari a Genova” curato (e molto) dall’ Irs Istituto per la ricerca sociale.

La data del rapporto (maggio 2011) non priva in nulla la freschezza e l’attualità dello studio. Veniamo alle stime. Nove su dieci sono straniere e, tra queste, un terzo non ha il permesso di soggiorno. Le badanti della Superba provengono soprattutto dal Sud America (74%), in particolare Ecuador e Perù: le ecuadoriane sono più della metà delle assistenti familiari a Genova. Le europee dell’Est sono una su dieci, soprattutto ucraine, sono più anziane, 49 anni in media contro 42 della media generale, e convivono di più con i loro assistiti. L’analisi prende poi in considerazione un altro aspetto, delicatissimo: quello della propensione alla regolarizzazione lavorativa. Risultato: un sommerso persistente.

A queste persone si affidano gli anziani. Li accompagnano a fare la spesa, a fare la passeggiata, spesso indicano loro dove comperare (magari per far prima), ne curano le scelte su dove consumare un caffè, li accompagnano in banca, ne raccolgono i pensieri, ne sostengono le lagnanze e – secondo la propria cultura – arrivano a crearne i bisogni. Questo quadro, offre già spunto per diverse riflessioni.

Il numero delle persone occupate in questo tipo di assistenza, a Genova, è secondo solo al numero dei dipendenti comunali. Supera la somma di medici e insegnanti pubblici. Disintegra, in percentuale, quello dell’assistenza pubblica. Alle badanti, inconsciamente, abbiamo delegato la qualità della vita, i comportamenti e le scelte della parte fisicamente più debole, finanziariamente più ricca, di Genova. E davvero rilevante è il rapporto tra “debolezze” da assistere e preparazione tecnica delle assistenti.

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