«Le sanzioni dell’Italia nei confronti della Russia non hanno senso, vanno abolite. Non soltanto non hanno ottenuto lo scopo per cui erano state decise. L’effetto principale delle sanzioni è stato quello di danneggiare la nostra stessa economia, l’esportazione del Made in Italy e di indurre il sistema economico russo a riorganizzarsi su altre basi. Ed è un dato molto negativo, perché la collaborazione offre ampi margini di crescita a entrambi i paesi. Genova, legata da  storici rapporti alle città di Mosca, Ekaterinburg e Razan, ha grandi potenzialità sul mercato russo, anche per le sue imprese piccole e medie e, come tutta la Liguria, è interessata a intercettare quote crescenti del turismo russo». È quanto dichiara a BizJournal Liguria Emanuele Piazza, assessore allo Sviluppo economico del Comune di Genova, che ieri ha partecipato al seminario “Italia-Russia, l’arte dell’innovazione”, organizzato da Regione Liguria, Consolato Generale della Federazione Russa a Genova, Conoscere Eurasia, Roscongress e Forum Economico internazionale di San Pietroburgo in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e Pavia,  Ansaldo Studio legale.

Secondo Piazza, il mercato russo «offre notevoli opportunità alle aziende genovesi attive nel settore smart city, cioè nell’ innovazione, nei servizi avanzati per le imprese e i cittadini, nelle tecnologie per integrazione di sistemi, nell’ingegneria. Questi temi stanno diventando di attualità nel mercato russo, dove l’attenzione si sta spostando dalla tradizionale industria pesante all’industria 4.0. Ma grandi potenzialità hanno anche il turismo e la collaborazione in campo culturale, per esempio nei restauri, un comparto in cui noi disponiamo di un importante know how».

L’assessore nel giugno scorso aveva guidato una missione del Comune di tre giorni a Ekaterinburg. Nel corso della missione aveva firmato un accordo per lo sviluppo di progetti Smart nella città di Kazan e nella Repubblica del Tatarstan.

Il parere di Emanuele Piazza è generalmente condiviso in Liguria. Il 29 giugno scorso il consiglio regionale aveva detto no alle sanzioni. All’unanimità l’assemblea legislativa ligure aveva approvato la mozione, presentata da Alessandro Piana (Lega Nord), che impegnava la giunta, fra l’altro, “ad attivarsi presso il Governo e il Parlamento nazionali e le istituzioni europee per rivedere i rapporti tra Unione europea e Federazione russa, a promuovere la costituzione di un comitato per chiedere la revoca delle sanzioni alla Russia, a invitare il Governo italiano a condannare la politica internazionale dell’Unione europea nei confronti della Crimea, chiedendo di riconoscere la volontà espressa dal Parlamento di Crimea e dal popolo nel referendum del 2014, a chiedere «l’immediato ritiro delle inutili sanzioni alla Russia che stanno comportando gravi conseguenze all’economia».

Ieri al seminario il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ha ricordato che «il centrodestra italiano ha più volte detto di considerare le sanzioni alla Russia una follia assoluta per l’economia e gli equilibri geopolitici mondiali. Ci auguriamo – ha concluso – che Trump cancelli questo brutto capitolo nella storia delle relazioni diplomatiche Usa-Russia e che si torni a un G8 allargato».

«Non siamo stati noi a introdurre le sanzioni – ha precisato l’ambasciatore della Federazione Russa in Italia Sergey Razov – quindi non sta a noi chiedere il ritiro delle sanzioni. Noi stiamo aspettando che si faccia strada la ragione e le sanzioni vengano tolte, le perdite ammontano a miliardi di euro, ciò non è’ utile a nessuno, ne soffre l’economia russa, voi non mi credereste se vi dicessi che il nostro sistema non ha conseguenze, noi risentiamo delle sanzioni anche se la nostra economia si è adattata dimostrando la nostra capacita’. Nel 2017 il pil russo dovrebbe aumentare dallo 0,5 all’1,5%, anche in funzione dell’aumento previsto dei prezzi degli idrocarburi e della diminuzione dell’inflazione».

La collaborazione e l’interscambio commerciali tra Italia e Russia, e quindi tra Genova e Russia, potranno riprendere anche su basi diverse. Lo ha spiegato Giuseppe Zampini, presidente di Ansaldo Energa. «Facciamo anche un made with Russia in Italy – ha detto – che andrebbe benissimo per il porto di Genova e il parco tecnologico, per esempio: voi imprese russe venite a Genova a investire, siamo disponibili a considerarlo e a farlo. Non più quindi solo aziende che vanno in Russia ma anche un made with Russia in Italy».

«La Russia – ha aggiunto Zampini – è un Paese che ha tutto, combustibile e miniere, e si e’ autoadattato alle sanzioni. L’esportazione com’era prima a questo punto è molto
difficile averla di nuovo. Il rapporto ora è: se volete venire in Russia lavoriamo insieme. Quindi non facciamo più il Made in Italy e lo esportiamo in Russia ma il made with Italy».

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