Il gene CRKL è il principale responsabile della comparsa di malformazioni congenite del rene e delle vie urinarie individuate nei pazienti colpiti dalla sindrome di DiGeorge: è quello che dimostra lo studio multicentrico internazionale pubblicato a gennaio sul New England Journal of Medicine.

La ricerca, condotta da Simone Sanna-Cherchi della Columbia University di New York, ha visto la partecipazione di molte unità Italiane di Nefrologia, coordinate dall’Istituto Giannina Gaslini di Genova per la parte pediatrica e dalle Università di Brescia e Università di Bari per gli adulti.

Secondo quanto afferma Francesco Scolari dell’Università di Brescia, «le malformazioni renali congenite rappresentano un problema diffuso e invalidante: nell’insieme sono il 30% delle anomalie congenite riscontrate pre e post- nascita. La sindrome di DiGeorge è la sindrome da alterazione cromosomica più comune nell’uomo, nota da oltre 60 anni. Colpisce un bambino su 4 mila e si associa a malformazioni a carico di vari organi, fra cui cuore, sistema nervoso e rene. Spesso i sintomi sono di bassa entità e la malattia non viene riconosciuta impedendo la prevenzione delle manifestazioni tardive della malattia a carico di altri organi. La sindrome di DiGeorge rene-cervello è causata da modifiche cromosomiche di nuova descrizione (anche note come copy number variation) che possono coinvolgere più geni e che richiedono per l’analisi tecnologie particolari, descritte nello studio».

Lo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine pone le basi per la diagnostica molecolare delle sindromi rene-encefalo

I ricercatori hanno identificato il ruolo causale prevalente del gene CRKL, studiando un’ampia casistica di 2.600 soggetti con malformazioni congenite del rene e delle vie urinarie (congenital anomalies of kidney and urinary tract – Cakut). «L’arruolamento dei pazienti è stato fatto in due continenti – descrive Gian Marco Ghiggeri (nella foto di apertura), direttore della Uoc Nefrologia dell’Istituto Gaslini e coordinatore italiano dello studio – ma l’Italia ha avuto un ruolo predominante per numero, con il 50% dei pazienti e il 30% dall’Istituto Gaslini, e per aver partecipato alla partenza del programma, nato appunto al Gaslini nella sua prima parte». Lo studio genetico-molecolare si è avvalso di tecnologie avanzate e ha definitivamente dimostrato il ruolo fondamentale del gene CRKL nello sviluppo della sindrome di DiGeorge.

«Il lavoro rappresenta un importante passo in avanti per la comprensione delle basi genetiche delle malformazioni congenite renali che colpiscono non solo i pazienti affetti da sindrome di DiGeorge ma anche il resto della popolazione», afferma Simone Sanna-Cherchi.

Studi attualmente in corso, stimolati dalla attuale scoperta, potranno ampliare le conoscenze sullo sviluppo normale e patologico del tratto urinario e fare luce sul nuovo concetto di asse rene-encefalo.

Gaslini punto di riferimento europeo per la diagnosi molecolare e la cura personalizzata

«Questo importante studio è stato reso possibile tramite una ampia collaborazione internazionale, con un ruolo decisivo della Nefrologia Italiana e dell’Istituto Gaslini per la parte clinica, che è stata determinante nel reclutare e caratterizzare una così estesa casistica di pazienti affetti da patologia malformativa − commenta Alberto Martini, direttore scientifico del Gaslini − Da adesso in poi sarà possibile espandere la diagnostica mirata alle malformazioni renali ed encefaliche utilizzando metodi di genetica molecolare, in parallelo a una diagnostica per immagini realizzata grazie alla Risonanza Magnetica Tre Tesla da poco attivata nell’istituto. La diagnosi è ovviamente essenziale per poter poi attuare terapie più efficaci».

Un lavoro che ha implicazioni immediate per la pratica clinica, come precisa Scolari, «perché fornisce elementi decisivi per la definizione della diagnosi eziologica della malattia. L’attualità è la possibilità di una diagnosi precoce di sindrome rene-encefalo tale da permetterne un ridotto impatto clinico».

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