Saranno il segretario provinciale del Pd Alessandro Terrile, e Michele Malfatti, renziano, responsabile Ambiente all’interno della segreteria, a comporre la delegazione ufficiale incaricata di trattare con le altre componenti del centrosinistra (sostanzialmente Rete a Sinistra) per individuare il candidato sindaco di Genova. Lo ha deciso la segreteria del partito genovese nella riunione che si è tenuta ieri sera nella sede di via Maragliano.

«I temi da discutere – dichiara a Liguria Business Journal Malfatti – sono due: gli elementi programmatici e le candidature». Per quanto riguarda queste ultime «le opzioni sono ancora tutte sul tavolo. Si cercherà la convergenza su una candidatura unitaria ma non si può escludere il ricorso alle primarie».

Ma le primarie sembrano sempre più improbabili. Almeno nel Pd ligure, è la convinzione dello stato maggiore del partito, le primarie hanno portato a divisioni laceranti e agito come concause delle sconfitte alle regionali e alle amministrative di Savona. Questa constatazione è condivisa anche da Sergio Pippo Rossetti, leader dell’ala renziana.

La candidatura unitaria, osservano altri, avrebbe anche  il pregio di evitare  un confronto con Simone Regazzoni, da tempo in campo con argomenti come la sicurezza, la gestione dell’immigrazione  e il decoro cittadino, che potrebbero risultare  ulteriormente laceranti e produrre esiti oggi imprevedibili.

Resta l’incognita della decisione dell’attuale sindaco Marco Doria, che non ha ancora annunciato se intende ripresentarsi ma il mistero è sempre meno appassionante. Difficile ormai che il candidato unitario possa essere lo stesso Doria, è più probabile che l’attuale sindaco, come affermano più voci, intenda assegnarsi un ruolo di regista o facilitatore dell’alleanza tra il Pd e le forze alla sua sinistra. Un ruolo che forse potrebbe esercitare più agevolmente dopo avere annunciato di non essere interessato a una propria candidatura.

La convergenza sulla valutazione delle primarie tra i renziani e il resto del partito assicurerebbe quella maggioranza qualificata in assemblea necessaria per proporre un candidato unitario. Resta però da individuare la figura in grado di rappresentare e garantire al meglio    le varie anime e correnti del partito. E poi di  vincere le elezioni.

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