Ancora un tavolo di crisi nell’Alessandrino. In questo caso è a rischio il futuro di circa la metà dei dipendenti (oltre un centinaio su un totale di 220 ) di un’azienda del comparto del freddo, nell’area di Casale Monferrato: la Mondial di Mirabello Monferrato che produce vetrine refrigeranti e frigoriferi industriali. Cercare una soluzione coinvolgendo la Regione Piemonte è l’indicazione emersa dal tavolo tecnico, convocato dal sindaco di Casale Titti Palazzetti, al quale hanno partecipato il presidente della Provincia Rita Rossa, il vice Angelo Muzio, la deputata del Pd Cristina Bargero membro della commissione Attività Produttive della Camera, oltre ai sindacati e un centinaio di lavoratori. Presente anche Giuseppe Goffi, consulente dell’azienda.

Il 13 gennaio scadrà la cassa integrazione per i dipendenti. La soluzione prospettata è quella di una nuova società dal nome Mondial Refrigeration, attraverso l’affitto di un ramo d’azienda da parte di una quindicina di dipendenti.

«Le amministrazioni locali si impegneranno al massimo per mantenere l’azienda sul territorio – ha assicurato Palazzetti – cercando una soluzione che eviti delocalizzazione e fallimento. Portando avanti la proposta dell’affitto di un ramo d’azienda da parte della nuova società si riuscirebbero a soddisfare le commesse ricevute fatturando dai 16 ai 18 milioni di euro e impiegando da 80 a 110 dipendenti sui 220 complessivi. Gli esclusi dovrebbero firmare una rinuncia a qualsiasi rivalsa per usufruire di 9 mesi di proroga della cassa integrazione ma non tutti sono disponibili a farlo. Di fronte al rifiuto di molti a firmare, la proprietà ha avviato le procedure di licenziamento, un iter di 90 giorni».

Un impegno forte da parte delle istituzioni “per salvare il salvabile” era stato sollecitato nei giorni scorsi dai sindacati dai quali era arrivato un secco no alla proposta di affitto di ramo d’azienda da parte di 13 attuali dipendenti che, con un capitale sociale di 50mila euro, avrebbero dovuto assorbire da subito 80 colleghi e poi, progressivamente altri 30. Per i sindacati sarebbe infatti inaccettabile la conseguenza prodotta da questa soluzione, ovvero la sottoscrizione da parte dei rimanenti 110 dipendenti della rinuncia alla nuova azienda, ritenuto una sorta di auto licenziamento. Da qui la richiesta delle organizzazioni sindacali di apertura di una trattativa al ministero e la richiesta di ulteriori nove mesi di cassa integrazione. Dal tavolo pare, invece, emergere l’intenzione di proseguire sulla strada della new.co che garantirebbe i circa 18 milioni di commesse e il lavoro per circa la metà degli attuali dipendenti.

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