«Aigae ritiene che l’ipotesi che si sta affacciando di abbattere individui di alcune popolazioni locali di lupo, giustificata dalla ricerca di un “equilibrio” tra la specie selvatica e l’attività umana, sia da contrastare». Lo ha affermato Stefano Spinetti, presidente nazionale delle Guide ambientali escursionistiche italiane (Aigae).

«È vero – spiega Spinetti – che la ricolonizzazione di aree rurali da parte del lupo può costituire un problema per gli allevatori e i cacciatori, ma l’Aigae è comunque fortemente contraria alla concessione di deroghe alle norme che proteggono la specie per la sua conservazione di lungo periodo. Sebbene la popolazione nazionale del lupo possa essere in rapida ripresa, non esistono ancora dati scientificamente robusti sulla distribuzione e abbondanza del carnivoro in Italia che attestino il raggiungimento di una sua condizione sicuramente favorevole nel lungo periodo. Nel Piano di Conservazione e Gestione Lupo del ministero dell’Ambiente, che come ultima delle 22 azioni, prevedrebbe l’abbattimento, si parla di due popolazioni arbitrariamente distinte, Alpina e Appenninica, solo ai fini gestionali e, grazie a un monitoraggio svolto secondo un protocollo condiviso dagli esperti, solo recentemente è stato confermato che sulle Alpi il lupo è ancora lungi da essere fuori pericolo. Ciò è dovuto anche al pesante impatto del bracconaggio e di altre cause di morte come le collisioni con autoveicoli».

Seconso Spinetti, «concedere alle Regioni la possibilità di abbattere alcuni esemplari, anche se a certe condizioni, al solo scopo di assecondare le istanze di una parte del mondo agricolo e venatorio, non solo è inaccettabile da un punto di vista di conservazione della specie ma è pericoloso anche per l’economia degli allevatori».

Infatti, «diversi recenti studi internazionali, condotti in aree dove il lupo è cacciato, confermano che uccidere degli esemplari può comportare per i sopravvissuti, oltre alla destrutturazione del branco a cui appartengono, anche la perdita della capacità di predare in gruppo la fauna selvatica, specie il cinghiale, con conseguente rischio di aumento degli attacchi alla fauna domestica».

Aigae promuove la coesistenza tra uomo e lupo «con i metodi ampiamente sperimentati, efficaci e che escludono l’uccisione. Metodi accessibili anche grazie ai fondi messi a disposizione dalla Cee per l’agricoltura, come: la sorveglianza del pascolo, la presenza di buoni cani da guardiania di razza pastore abruzzese-maremmano, le recinzioni fisse e mobili elettrificate. Nella stragrande maggioranza la combinazione di questi strumenti possono ridurre notevolmente il rischio. È di fondamentale importanza però che queste soluzioni siano messe in campo in modo tecnicamente corretto e ben gestite, per essere efficaci. Dunque ricorrendo anche al supporto di specialisti biologi, naturalisti o agronomo-forestali».

Molto importanti sono anche «il miglioramento della gestione dell’indennizzo del danno, la lotta al randagismo e vagantismo canino che provoca forti danni, anche all’interno delle aree protette, alla zootecnia, alla fauna selvatica e allo stesso lupo, minacciato sia dalla perdita di identità genetica per incrocio con il cane domestico, sia dalle malattie come il cimurro canino».

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