La speranza di arrivare prima di Natale a una soluzione dell’intricata vicenda che grava sulla Borsalino, storica azienda di cappelli alessandrina e brand conosciuto in ogni parte del mondo, pare destinata a svanire.

La certezza di poter ripresentare una nuova richiesta di concordato preventivo, dopo la bocciatura da parte del tribunale, potrebbe arrivare non prima di gennaio.

È quanto emerso dall’assemblea con i sindacati cui hanno partecipato i 130 dipendenti. Nel corso dell’assemblea è stata confermata l’intenzione del cda e della Haeres – società dell’imprenditore italo-svizzero Philippe Camperio, che ha attualmente l’affitto del ramo d’azienda – di presentare una nuova procedura di concordato. Ma «non si può raggiungere un accordo a breve su una situazione cosi’ complicata dal punto di vista legale e giuridico», ha spiegato Carlo Frascarolo, commercialista di Camperio. «In ogni caso – ha aggiunto – stiamo attendendo comunicazioni dal cda».

Dai sindacati non si nasconde la preoccupazione. «Resta, infatti, l’anomalia di una situazione come quella in cui ci siamo venuti a trovare – spiegano – a differenza di altre aziende che presentano concordati senza avere garanzie di lavoro, qui il lavoro c’è, così come il fatturato».

Borsalino, un nome che ha fatto storia diventando famoso nel mondo, è dunque protagonista di una vicenda per alcuni tratti paradossale. Incominciando dai numeri. Il 2015 è stato chiuso con un fatturato di 15 milioni, cresciuto del 20% nel 2016. Altre cifre ne avevano nel recente passato messo in forse la sopravvivenza: il finanziare astigiano Marco Marenco, ex “re del gas” imputato per la maxi bancarotta fraudolenta delle sue società, con danni complessivi per oltre 3 miliardi di euro per debiti non pagati con le banche e imposte e accise non versate aveva deciso di acquistare anche la Borsalino. Quando il crac esplode arriva pure il sequestro del 50,45 dello storico marchio di cappelli. A quel punto Il cda deve pagare i dipendenti e almeno in parte i fornitori. E decide di chiedere al tribunale di Alessandria il concordato preventivo.

Per Borsalino il futuro è sempre più incerto. Poi ecco arrivare Philippe Camperio, imprenditore italo-svizzero che, alla guida di una cordata di investitori, decide impegnarsi nel salvataggio dell’azienda. La sua cordata viene scelta in seguito a una gara internazionale poiché appare la più adeguata a dare garanzie di continuità e subentra nel maggio 2015. Camperio affitta un ramo dell’azienda attraverso il fondo Haeres Equita e, al termine dell’iter previsto dalla legge, è destinato ad assumere il pieno controllo della Borsalino.

Tutto pare procedere al meglio, fino a quando arriva lo stop dal tribunale: la decisione sarebbe legata a problemi tecnico-contabili relativi alla gestione precedente. Si muovono sindacati, ma anche le istituzioni, a partire dal sindaco di Alessandria Rita Rossa, i parlamentari Cristina Bargero e Fabio Lavagno (entrambi Pd, la prima membro della Commissione Attività Produttive della Camera). Si valutano le possibili soluzioni: ripresentare un altro concordato, procedere a una nuova ristrutturazione del debito, o ancora ricorrere in Cassazione contro la decisione del tribunale. Tutto sotto la cappa pesante del rischio fallimento e con quei 130 dipendenti per i quali il Natale sarà all’insegna dell’incertezza.

A gennaio la speranza di evitare che la storia di un marchio italiano famoso in tutto il mondo finisca in un’aula di tribunale.

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