La Liguria non raggiunge il 95% di copertura (la percentuale per “potersi sentire al sicuro”) del vaccino antipoliomielite, una grave malattia infettiva a carico del sistema nervoso centrale che distrugge le cellule neurali e causa una paralisi che può diventare, nei casi più gravi, totale. La diffusione avviene per via oro-fecale, attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati o tramite la saliva e le goccioline emesse con i colpi di tosse e gli starnuti da soggetti ammalati o portatori sani.

La malattia è stata eradicata in Europa grazie ai vaccini, ma non bisogna abbassare la guardia, anche perché la globalizzazione degli spostamenti delle persone può favorire una nuova diffusione, visto il calo della percentuale dei vaccinati. In Italia sono solo sette le Regioni sopra la percentuale di sicurezza (vedi galleria fotografica in fondo). Lo rileva il report Meridiano Sanità 2016.

Particolarmente preoccupanti vengono giudicati i dati di copertura vaccinale per morbillo e rosolia che hanno perso 5 punti percentuali dal 2011 al 2015 a livello nazionale, passando dal 90,1% all’85,3%, minando in questo modo anche la credibilità sul fronte internazionale del nostro Paese, impegnato dal 2003 in un Piano globale di eliminazione del morbillo con l’ufficio regionale europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La percentuale ligure è dell’81,5%. Dall’inizio del 2013 sono stati segnalati in Italia 4.793 casi di morbillo di cui 2.258 nel 2013, 1.696 nel 2014, 255 nel 2015 e 584 nel 2016.
Secondo il report mensile su rosolia e morbillo a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia il 28,3% dei casi di morbillo aveva meno di cinque anni di età (incidenza 6,41 casi/100.000). Di questi, 44 erano bambini al di sotto dell’anno di età. Il 90,1% dei casi lo stato vaccinale era non vaccinato e il 6,5% aveva effettuato una sola dose di vaccino.
In Liguria quest’anno sono stati solo tre i casi di morbillo sinora, ma altre zone sono state più colpite dalla malattia (Campania 145, Lombardia 116 persone), che non va sottovalutata, visto che è pur sempre responsabile di un numero compreso tra le 30 e le 100 morti ogni 100.000 persone colpite. Le complicazioni sono dovute principalmente a superinfezioni batteriche: otite media, laringite, diarrea, polmonite o encefaliti (infiammazioni del cervello). Si riscontrano più spesso nei neonati, nei bambini malnutriti o nelle persone immunocompromesse.

La rosolia, come si dovrebbe sapere, è una malattia che, se contratta in gravidanza, può portare gravi conseguenze al feto.

Anche in Liguria si è ancora lontani dalla copertura che dà l’immunità di gregge per la diffusione del vaccino antimeningococco C a 24 mesi (79,6%), mentre va meglio l’anti-pneumococco a 24 mesi (92,8%). Nel 2014, ultimo anno con dati consolidati, in Italia sono stati segnalati 952 casi di malattia invasiva da Streptococcus pneumoniae (pneumococco), 163 da Neisseria meningitidis (meningococco) e 105 da Haemophilus influenzae (emofilo). Alcuni sierogruppi/sierotipi di questi tre patogeni sono appunto prevenibili attraverso vaccinazione.

La comparsa di sintomi nelle persone portatrici dello pneumococco è legata a condizioni che alterano l’integrità della mucosa delle vie respiratorie, come concomitanti infezioni virali, oppure a malattie che riducono l’efficienza del sistema immunitario. L’infezione si manifesta solitamente con sintomi a carico del tratto respiratorio superiore, dove tale batterio si localizza, dando quadri di otite e sinusite. Nel caso in cui i germi si riproducano in distretti del corpo dove normalmente non sono presenti, come il sangue, il liquor (liquido trasparente che avvolge il cervello e il midollo spinale) o i polmoni, la malattia si manifesta in forma grave, con quadri rispettivamente di batteriemia, meningite e polmonite. Queste gravi forme di infezione, dette forme invasive, possono progredire fino alla sepsi, una condizione ad elevatissima mortalità caratterizzata dalla invasione disseminata dei batteri nel sangue.

Le persone più a rischio di sviluppare una infezione grave sono i bambini, soprattutto nei primi due anni di vita, e gli anziani (convenzionalmente si considerano a maggior rischio i soggetti con più di sessantacinque anni).

La meningite è la presentazione più comune di malattia invasiva da meningococco. I sintomi di meningite sono comparsa improvvisa di febbre, mal di testa, e rigidità del collo, spesso accompagnata da altri sintomi, quali nausea, vomito, fotofobia (sensibilità dell’occhio alla luce), e stato mentale alterato. La sepsi meningococcica (setticemia o meningite da meningococchi) avviene senza meningite nel 5%-20% delle infezioni invasive da meningococco. Questa condizione è caratterizzata da insorgenza improvvisa di febbre e rash, spesso associata a ipotensione, shock, insufficienza multi-organo. Presentazioni meno comuni di malattia meningococcica includono polmonite (dal 5% al 15% dei casi), artrite (2%), otite media (1%) ed epiglottite (meno dell’1%).

Il sierogruppo C, dopo un rapido aumento tra il 2000 e il 2005 (nel 2004 e 2005 è risultato prevalente rispetto al sierotipo B), ha visto una significativa riduzione dei casi fino al 2006, presumibilmente per l’incremento dell’offerta vaccinale specifica.

Le conseguenze dell’infezione sono per esempio l’amputazione degli arti, come nel caso di Bebe Vio, la schermitrice medaglia d’oro alle paraolimpiadi di Rio 2016.

Ancora più indietro la copertura della vaccinazione contro il papilloma virus  molto frequente nella popolazione, visto che si trasmette prevalentemente per via sessuale. La stragrande maggioranza delle infezioni è transitoria e asintomatica. Tuttavia, se l’infezione persiste, può manifestarsi con una varietà di lesioni della pelle e delle mucose, a seconda del tipo di Hpv coinvolto. Alcuni tipi di Hpv sono definiti ad alto rischio oncogeno poiché associati all’insorgenza di neoplasie. Il tumore più comunemente associato all’Hpv è il carcinoma del collo dell’utero (cervicocarcinoma o carcinoma della cervice uterina), che è il primo cancro a essere riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) totalmente riconducibile a un’infezione. Si stima che fino all’80% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita con un virus Hpv. Nel 2012 in Italia si sono verificati circa 1500 nuovi casi di cervicocarcinoma e 700 decessi. A fronte di una media nazionale di copertura vaccinale del 67,1%, la Liguria fa meglio con il 69,2%.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità e le autorità sanitarie di tutti i Paesi, in generale, raccomandano una vaccinazione anti-Hpv precoce, già tra i pre-adolescenti, in un’età compresa tra gli 11 e i 12 anni, quando la risposta immunitaria è migliore e il beneficio è massimo. La vaccinazione contro l’Hpv in alcuni Paesi come Stati Uniti, Canada, Australia, Danimarca e Svezia è raccomandata già da molti anni anche per la popolazione maschile. In Italia, attualmente in 9 Regioni (Trentino, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna) viene effettuata la vaccinazione universale contro l’Hpv, vaccinando anche il maschio. Sulla base di nuove evidenze scientifiche e di studi di valutazione di costo-efficacia, il nuovo piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv) estende la vaccinazione anti-Hpv anche agli adolescenti maschi.

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