Un progetto ambizioso, che prevede un investimento di 35 milioni entro il 2018 per far diventare Genova il terzo polo di accoglienza del Mediterraneo per gli yacht superiori ai 30 metri di lunghezza. Lo ha presentato Amico & Co nella sede di Confindustria Genova alla presenza delle aziende partner (una quarantina), del sindaco Marco Doria e dell’assessore Emanuele Piazza.

Il cantiere compie oggi 25 anni ed è passato, come racconta il fondatore e presidente Alberto Amico «a trattare imbarcazioni dai 24 metri di lunghezza ai 124, cambiando infrastrutture nel corso del tempo, con il travel lift più grande del mondo».

L’idea guida nasce dal fatto che la spesa operativa è sostenuta in gran parte nei territori di sosta di questi yacht, «costituire poli di accoglienza per dare servizi a queste barche – spiega – diventando l’home port com’è accaduto, per esempio per la barca di Spielberg. Solo il 15% che vengono a fare lavori da noi poi si fermano a Genova. Vanno nei poli di accoglienza che stanno crescendo in Europa come Mb92 a Barcellona La Ciotat in Francia. Dopo anni in cui abbiamo trainato, siamo costretti a copiare. Eppure ci sono tutte le premesse perché possano radicare a Genova».

A supporto dell’idea Amico sciorina una serie di dati sul mercato, affidandolo all’a.d. Bruno Guglielmini: «Il mercato generato dalle spese operative dei maxi yacht vale, a livello mondiale 6 miliardi di euro, e 600 milioni vengono spesi per attività di manutenzione e riparazione. Ciò significa che solo il 10% è assorbito da queste attività, mentre il resto della spesa, escludendo il turismo che pure è voce assai rilevante, interessa trasversalmente molteplici settori dell’economia e si riversa quasi integralmente sui territori di sosta e di passaggio. L’obiettivo è quindi fare di Genova – che già può vantare un’offerta turistica e culturale di tutto rispetto – un polo di accoglienza per i maxi yacht, favorendone il radicamento sul territorio».

I maxi yacht erano cinquemila nel 2015, saranno 5600 nel 2018, una crescita annuale media di 147 unità: «Si tratta di charter commerciali usati tutto l’anno», puntualizza Guglielmini.

Il progetto

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Entrando nel merito del progetto si tratta di un adeguamento infrastrutturale per completare e ulteriormente qualificare sia l’offerta di ormeggi e servizi connessi, sia la capacità produttiva delle attività cantieristiche. Le zone riguardano l’area di levante delle Riparazioni Navali e alcune porzioni della Fiera che però sono compatibili sia con il blueprint, sia con le manifestazioni fieristiche (Salone Nautico in primis), sia con la nuova Torre Piloti e sia con la nautica minore.

Le istanze di Amico riguardano principalmente le aree A2 e B per l’accoglienza e i servizi complementari (vedi foto accanto) e C1 per il banchinamento e i servizi a terra.

Aree di levante delle Riparazioni Navali. È già in fase avanzata la procedura avviata da Autorità Portuale per la definitiva assegnazione a 4 società del comparto – tra le quali Amico &Co – di circa 10.000 m2 di aree che serviranno per il riassetto delle rispettive attività. L’investimento previsto su tali aree sarà a regime di circa 31,1 milioni di euro: 2,5 milioni saranno realizzati dai cantieri minori, mentre 28,6 milioni saranno realizzati da Amico & Co e comprenderanno sia opere a mare e consolidamenti infrastrutturali (per 8,6 milioni), sia impianti tecnologici di cantiere (per 20 milioni) tra cui un impianto di alaggio per mega yacht.

– Aree all’interno della darsena nautica. È prevista l’infrastrutturazione della porzione Sud della darsena, per la creazione di ormeggi destinati a maxi e mega yacht fino a 100 mt di lunghezza, con un investimento di circa 3,9 milioni di euro: elettrificazione delle banchine fino a 4 MW di potenza, a tutela della qualità ambientale del sito; realizzazione delle banchine mancanti e di un piccolo fabbricato destinato ai servizi primari per la marina (cabine elettriche, uffici, punto di ristoro); creazione di una passerella sopraelevata pedonale lungo l’opera di difesa a mare, che renderà fruibile il sito da parte della città.

– Piano terra del padiglione B, con banchina e specchio acqueo prospicienti. La destinazione prevista è riservata ad attività collaterali di carattere non industriale, collegate sia alla cantieristica che allo stazionamento degli yacht. L’assetto logistico sarà configurato in modo da lasciare spazio agli eventi espositivi durante il loro svolgimento, consentendo al tempo stesso di mettere a reddito strutture non altrimenti utilizzate al di fuori di tali eventi.

«Quello che ci aspettiamo dalle istituzioni un’opera di regia e una condivisione trasversale – dice Amico – per assicurare lo sviluppo coordinato e sinergico delle diverse funzioni e per individuare gli strumenti e le possibili soluzioni adottabili a questo scopo. La condivisione è prioritaria, si tratta di una possibilità unica per Genova e per l’Italia». Amico cita La Ciotat in Francia, che si è espansa a 340 mila metri quadrati (Amico opera su 40 mila) e ha chiesto al suo cantiere di partecipare a un nuovo progetto di sviluppo: «Abbiamo declinato l’offerta perché vogliamo puntare su Genova, la nostra è una proposta inclusiva, che prevede investimenti nelle opere a mare, anche se nel mondo funziona diversamente, per esempio a Singapore ci avevano chiamato per rilanciare un’area, mettendo a disposizione banchine già sistemate». L’Italia e Genova secondo il presidente del cantiere, hanno una professionalità, una creatività che non ha pari nel mondo in questo settore, «sarebbe sciocco non cogliere questa occasione, ma siccome siamo anche per la concorrenza, se qualcuno avesse un progetto migliore, saremmo ben lieti che si realizzi».

Sulla darsena nautica Amico è lapidario: «sembra la bella di Torriglia, ma è un posto in cui manca l’energia elettrica in gran parte delle poche banchine che ci sono, ci faremmo ridere dietro da tutto il mondo se la lasciassimo così».  In tutto questo la Marina Molo Vecchio resterebbe fondamentale e strategica per il progetto.

I vantaggi occupazionali sono già stati calcolati: 80 unità alla fine del 2018 come incremento diretto, inoltre è stato calcolato un moltiplicatore che mette in correlazione spesa per manutenzione/riparazione e la spesa totale, un rapporto di 1:5. I fattori di questo moltiplicatore sono diversi. Per richiamarne alcuni: l’incremento delle presenze sul territorio di soggetti con elevatissime capacità di spesa (comandanti, equipaggi, ospiti), a beneficio delle attività commerciali e immobiliari locali; l’incremento della domanda rivolta alle aziende specialistiche fornitrici di accessori e dotazioni di bordo; l’insediamento e lo sviluppo di agenzie, società di management e charter, eccetera.
Se il progetto centrerà l’obiettivo di trattenere a Genova maxi e mega yacht anche oltre le mere soste tecniche per lavori, al maggior fatturato atteso per la sola cantieristica (ragionevolmente stimabile in 90 milioni di euro) potrà corrispondere un indotto potenziale complessivo intorno ai 450 milioni.

La richiesta

Amico & Co chiede la tempestiva apertura di un tavolo di confronto, per verificare se e con quale tipo di regia e supporto le istituzioni stesse siano disponibili a prendere in considerazione il progetto ed, eventualmente, approfondirne i contenuti e individuarne idonee procedure di realizzazione.

Marco Doria elenca i parametri di valutazione di un progetto: «La mole di investimenti privati, l’occupazione creata e quanto tempo nel corso dell’anno una città vive. L’altro elemento di valutazione è il peso che questo ha sul cluster di imprese. In particolare questo prevede l’uso di spazi acquei e a terra che chiamano in causa soggetti pubblici diretti: l’area E per esempio ha regimi concessori diversi, in parte alla Fiera di Genova in liquidazione e l’Autorità portuale e un altro pezzo con scadenza nel 2027. Noi ci siederemo al tavolo per entrare nel merito delle condizioni dell’uso dell’Area B, confrontandole con altre ipotesi. Dobbiamo fare il salto di qualità. Non possiamo permetterci i veti contrapposti».

«Le istituzioni devono stare in ascolto e stare vicino a imprese non in maniera campanilistica e cieca, ma creando presupposti per esprimere liberamente capacità competitiva – aggiunge l’assessore comunale allo sviluppo Economico Emanuele Piazza – il tema della complementarietà è primario: possiamo consolidare settori già molto forti. Quest’area è anche rilevante per il Paese».

«Questo progetto aiuta il Salone nautico – puntualizza Amico – comprare una barca è un po’ realizzare un sogno, un conto è andare a Montecarlo e Cannes, un conto è venire qui a Genova. Quello che serve è la qualità».

 

 

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