Sono 21 i Comuni liguri che hanno aderito al progetto europeo Primes, che ha consentito alle amministrazioni locali di sviluppare appalti verdi. Una risposta alle esigenze della P.A. (soprattutto i piccoli Comuni) che non hanno la possibilità sia di risorse sia di personale, nell’ambito delle categorie di beni e servizi legate al risparmio e all’efficienza energetica. Anci Liguria (capofila in Italia del progetto), che ha organizzato un evento formativo nell’ottica di proseguire con questa politica di attenzione nei confronti di questi temi (come richiede per esempio il Piano di azione nazionale per il Green public procurement e dalla normativa regionale), fotografa la situazione: «In questi anni – dice il segretario di Anci Liguria Pierluigi Vinai – abbiamo sviluppato questa azione per ridurre il gap rispetto ai Paesi del Nord Europa o per esempio della Croazia, ma ci siamo accorti che la Liguria è un punto di eccellenza in Italia e non ce lo aspettavamo vista la chiusura che abbiamo rilevato almeno inizialmente. Oggi abbiamo esempi molto positivi come Mendatica, ma c’è ancora tanta strada da fare. Quando le persone capiscono l’importanza degli “acquisti verdi” allora si aprono, per questo lo sforzo fatto deve continuare».

Vinai sottolinea che ci sono procedure burocratiche che complicano la vita, soprattutto ai piccoli Comuni: «Il nuovo codice degli appalti è utile per una maggiore trasparenza e per lottare contro la corruzione, ma complica la vita: le centrali di committenza non ci sono, sotto 40 mila euro i Comuni devono far da soli, sopra questa cifra potrebbero appoggiarsi alle Province, ma gli uffici sono stati smantellati e la Città Metropolitana non ha rimediato a questa carenza. La Regione ha l’ufficio, ma si occupa di importi molto più elevati e le unioni di Comuni non decollano».

A causa del blocco del turn over i piccoli Comuni si trovano magari con un solo impiegato che deve far tutto, diventa complicato sviluppare azioni del genere: «Puoi spiegare l’utilità di queste pratiche sugli acquisti verdi ma gli ostacoli sono immensi – aggiunge Vinai, che è deluso ma combattivo – vorrei capire dove vanno a finire tutte le tasse riscosse dagli enti locali che non ritornano più ai Comuni stessi». In effetti oggi il territorio non rivede più le tasse che riscuote per lo Stato.

Il progetto Primes ha consentito ai Comuni liguri coinvolti da Anci Liguria (11 su 21) di intervenire sull’efficientamento energetico e l’abbattimento delle emissioni di CO2 attraverso interventi sull’illuminazione pubblica, sugli edifici comunali, sull’installazione di impianti rinnovabili e sull’acquisto di apparecchiature da ufficio corrispondenti ai criteri ambientali.

In tutto questo è stata fondamentale la partnership con la divisione energia di Ire spa (l’agenzia regionale ligure che si occupa di infrastrutture, recupero edilizio ed energia), proprio per sostenere gli acquisti verdi nelle P.A.

I  Comuni liguri coinvolti nel progetto sono stati: Diano Arentino, Dolceacqua, Mendatica, Seborga, Santo Stefano al Mare, Taggia (in provincia di Imperia); Moconesi, Montoggio (in provincia di Genova); Albenga, Borgio Verezzi, Calizzano, Celle Ligure, Quiliano, Plodio, Tovo San Giacomo, Urbe, Vado Ligure (in provincia di Savona), Arcola, Castelnuovo Magra, Rocchetta Vara, Varese Ligure (in provincia della Spezia).

Sul sito web di Primes i casi studio e maggiori approfondimenti.

 

 


    

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