Confindustria prova già ad andare oltre la data che dovrebbe rappresentare uno spartiacque per la Liguria: quel 2021 in cui finalmente il Terzo Valico sarà terminato. Lo fa cercando di collaborare a livello territoriale, perché in un mondo sempre più globalizzato non ha più senso la competizione tra singole imprese o tra regioni. Per questo, nella sede di Confindustria Genova, si è svolto il convegno “Infrastrutture e competitività territoriale”, mettendo a frutto la collaborazione con Assolombarda, già avviata da anni anche attraverso l’Osservatorio territoriale sulle infrastrutture (Oti) Nordovest.

«Questo collegamento con un centro produttivo importante non vale solo per le merci, pur restando il problema dell’ultimo miglio con lo smistamento a Voltri – dice Marco Bisagno, vicepresidente di Confindustria Genova – ma anche per i passeggeri e può rappresentare davvero uno sviluppo per la nostra città e un servizio per i milanesi».

Convegno a Confindustria
I relatori del convegno Infrastrutture e competitività

Milano per il secondo anno consecutivo ha battuto Roma per numero di visitatori, anche Genova potrebbe beneficiarne: «Occorre però che la città sia più pulita e sappia farsi conoscere, perché in tanti arrivano in città e si stupiscono della sua bellezza – aggiunge Bisagno, che cita anche le parole di Renzi, in visita la settimana scorsa – anche il nostro presidente del Consiglio ha capito che se ce la fa Genova ce la può fare anche l’Italia».

Una dimostrazione di come un collegamento veloce possa cambiare un territorio, lo dimostra quello che sta accadendo a Torino, dove il pendolarismo facilitato con Milano ha consentito uno sviluppo nel mercato del lavoro e maggiori opzioni nelle scelte di vita. La competitività climatica di Genova potrebbe essere un atout importante.

Bisagno ricorda che di Terzo Valico si parla ormai da oltre 20 anni nello stesso modo, ma che c’è stato anche un periodo in cui per le Ferrovie sembrava non essere strategico: «Ricordo le discussioni con l’a.d. Moretti che sosteneva che non servisse a niente. Invece è un modo per dare ricchezza alle regioni. Dobbiamo prepararci per il 2021, per condizionare le Ferrovie a mettere i treni».

E di motivi ce ne sarebbero diversi, soprattutto per quello che sta succedendo a Milano, come spiega Vittorio Biondi direttore del settore competitività territoriale Assolombarda: «Un’occasione per far fare il grosso salto di qualità alle città, rendendo tutto il territorio competitivo, partire dal tema delle infrastrutture e ragionare su come possano essere elemento di sviluppo del territorio. L’Expo è stato un potentissimo elemento di traino, da solo non sufficiente, ma catalizzatore di energie. Abbiamo sperimentato cosa significa cooperare indipendentemente dal colore politico. Oggi si ragiona sull’eredità di quell’esperienza, ma anche su rete di relazioni a livello internazionale».

Quello che nascerà nell’area che ha ospitato Expo è uno dei fattori che attraverso le migliori infrastrutture potrebbe influenzare anche la Liguria: l’human technopole, il polo delle scienze della vita, ospiterà le facoltà scientifiche dell’Università Statale (il paragone con gli Erzelli balza subito in mente a chi mastica le questioni genovesi), ma si candida anche a ospitare l’Agenzia europea per i medicinali (700 tra funzionari e dirigenti) che, dopo la Brexit, dovrà cambiare sede, visto che sta a Londra. Siccome a Parma c’è la corrispondente agenzia per il settore alimentare, Milano ambisce a creare il polo del food and drug administration.

«Genova è il porto di Milano così come Malpensa deve essere l’hub intercontinentale del Nord Ovest – sottolinea Biondi – intorno c’è già un sistema logistica che costituisce la spina dorsale: Busto Arsizio, Melzo, Mortara, Segrate. Siamo pronti ad affrontare la questione dello sviluppo».

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