Danneggiano tutti, armatori, marittimi e utenza le modifiche contenute nell’Atto n.321 del Governo, «i cui effetti sono ben chiari ed evidenti a tutti coloro che conoscono il settore». Lo ha affermato Emanuele Grimaldi, presidente della Confederazione Italiana Armatori, nel discorso tenuto all’assemblea del 24 ottobre in presenza del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, e di numerose personalità del mondo armatoriale, politico, sindacale e di tutto il cluster marittimo.

Grimaldi ha ricordato che la crescita costante della flotta dal 1998 al 2015 ha trainato l’occupazione marittima, passata 30.000 a 63.000 unità.

«Lo abbiamo detto tante volte ma volentieri lo ripeto – ha affermato Grimaldi – è stato istituito il Registro internazionale, grazie alla felice intuizione della classe politica di allora (Parlamento e Governo) che all’unanimità approvò la riforma della navigazione marittima, recependo in pieno le linee guida dell’Unione europea. Il contenuto di questa riforma può essere riassunto in una sola parola: flessibilità».

Secondo il presidente di Confitarma le modifiche contenute nell’Atto di Governo n.321 non sono affatto marginali e non tengono conto delle normative comunitarie che regolano, differenziandoli chiaramente, i traffici di cabotaggio continentale, insulare e di short sea shipping, imponendo l’obbligo di imbarcare personale esclusivamente italiano/comunitario su tali tratte, con perdita di competitività della bandiera italiana e l’inevitabile trasferimento della flotta traghetti sotto altra bandiera comunitaria. “Il flagging out, ancorché solo dei traghetti di bandiera nazionale coinvolti dalla norma, comporterebbe una perdita di circa 1.500 posti di lavoro in Italia».

«Non ci saranno vantaggi per nessuno – ha precisato Grimaldi – ma danni per tutti: armatori, marittimi e utenza, in pratica per l’intero sistema Paese. Da parte nostra abbiamo fatto presente queste preoccupazioni in tutte le sedi istituzionali, nonché sulla stampa. Per contro, abbiamo percepito un assordante silenzio da parte dei dicasteri coinvolti e nulla è stato eccepito in merito alle evidenti storture che questo decreto legislativo imporrà».

Il presidente di Confitarma ha lanciato un segnale di allarme a nome di tutto l’armamento italiano: «abbiamo bisogno di regole certe e di continuità delle scelte di politica marittima» ed ha quindi concluso il suo discorso rivolgendo al ministro la domanda «se la sua amministrazione intenda intervenire per riprendere la rotta che ci ha visti protagonisti di un successo comune in termini di flotta e occupazione».

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