«Gli incidenti di pirateria nel Golfo di Guinea e nel Corno d’Africa sono diminuiti, ma le acque al largo dell’Africa occidentale rimangono pericolose e bande criminali in Africa orientale rappresentano ancora una minaccia per lo shipping». È quanto afferma Confitarma nella sua agenda, in base alle conclusioni di un recente incontro di Oceans Beyond Piracy (Obp), che ha riunito 35 esperti marittimi per discutere lo stato attuale della pirateria marittima al largo delle coste Est e Ovest in vista del prossimo summit dell’African Union Maritime in calendario a Lomé, Togo, a fine mese.

«Grazie a un rafforzamento dei pattugliamenti della marina nigeriana e ad un maggior ricorso a contractors – si legge nell’agenda di Confitarma – si sono ridotti i sequestri di navi nel Golfo di Guinea. Ciò conferma il successo di operazioni coordinate tra le regioni interessate dal fenomeno. Per quanto riguarda il Corno d’Africa, Obp ha registrato un calo dei costi anti-pirateria internazionale da 7 miliardi di dollari nel 2010 a 1,3 miliardi nel 2015. Tuttavia, i partecipanti hanno convenuto che i pirati sono ancora organizzati e conservano la capacità e l’intenzione di attaccare le navi».

«Nel corso degli ultimi anni – precisa l’agenda – la lotta alla pirateria ha portato a cattura, processo, condanne e incarcerazione di oltre 1.000 pirati. Tuttavia Obp raccomanda di non abbassare la guardia e di non tornare ad operare secondo i modelli pre-crisi. Si teme infatti che un numero crescente di navi vulnerabili non stiano seguendo le procedure raccomandate per il transito nel Golfo di Aden. Sembra anche che stia diminuendo l’uso di guardie armate in tutte le aree della zona ad alto rischio e ciò potrebbe creare opportunità per una recrudescenza del fenomeno.

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