Più risorse per un nuovo modello di welfare, con un incremento dei fondi di cinque milioni di euro nei prossimi cinque anni e una governance non assistenzialistica, articolata sul territorio. È il programma di nuovo welfare pubblico cittadino di Simone Regazzoni (Pd) che si è candidato alle primarie del centrosinistra per l’elezione del sindaco di Genova.

Regazzoni ha annunciato il suo programma per il welfare questa mattina in conferenza stampa, spiegando che i cinque milioni verranno ricavati da una razionalizzazione delle spese degli organi istituzionali (in questi capitolo nel 2015 il Comune ha speso 18,5 milioni di euro) e dalla riduzione già prevista di personale (si parla di risparmiare 16 milioni in tre anni).

«Ma non si tratta solo di fondi – precisa Regazzoni – dobbiamo passare da un modello di amministrazione centralizzata a un modello di governance partecipata territoriale. Si tratta di procedere a un decentramento territoriale che permetta di rileggere in modo più efficace i bisogni e fornire risposte più veloci e adeguate, uscire dalla logica assistenzialistica e dare vita a un modello che mira all’emancipazione dei soggetti e all’esercizio della cittadinanza attiva. Vogliamo promuovere la partecipazione attiva dei soggetti alla vita della comunità».

Regazzoni intende mobilitare le risorse potenziali dei Municipi dove «ci sono buoni amministratori e capacità di fare rete sui territori. Una città sempre più complessa, come la nostra, richiede sempre più attenzione ai territori».

Entro i primi 50 giorni Regazzoni, se sarà eletto sindaco, formerà un tavolo di confronto concertativo formato da istituzioni, terzo settore, forze sociali che nell’arco di un mese definiscano un piano sociale comunale. Entro i primi 100 giorni saranno creati tavoli municipali per tradurre le linee di indirizzo in progetti sociali di Municipio.

Regazzoni ha respinto l’accusa di provocare una lacerazione nel partito. «Una candidatura che esprime una visione – ha spiegato – non è lacerante se dall’altra parte si discute e non ci si chiude nelle logiche interne di partito. Si poteva cercare una candidatura unitaria e io ho aspettato un anno che si arrivasse a questo risultato, il fatto è che nessuno ha lavorato a una candidatura unitaria, si preferisce attendere l’esito del referendum per poi prendere posizione. Io non ci sto e sono disposto a metterci la faccia, bisogna avere il coraggio di farlo e di correre il rischio di bruciarsi. Oggi è più che mai sbagliato rimanere prigionieri delle logiche interne di partito, non ci si può occupare soltanto di referendum e correnti. Continuando così si corre il rischio di perdere. Il Pd non è tutta Genova, non è il Pci, i circoli non sono più i collettori della città civile, io vado nei circoli ma parlo anche fuori dei circoli, direttamente all’opinione pubblica».

Il candidato del Pd finora ha trattato i temi della sicurezza e del decoro urbano, oggi ha lanciato la sua proposta di welfare, prossimamente tratterà degli altri temi: «abbiamo idee per ogni aspetto della vitacittadina, esporremo una visione della città».

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