In Liguria sono circa 7 mila all’anno i casi di ictus, in Italia 250 mila. Si parlerà dei nuovi trattamenti della fase acuta e delle nuove terapie, ma anche della prevenzione a Savona dal 22 al 24 settembre, nel 16° congresso nazionale della Società italiana per lo studio dello stroke.

Relatori di primo piano, anche dall’estero, per affrontare a tutto tondo l’episodio che è la prima causa di invalidità, la seconda di demenza e la terza di morte nei Paesi sviluppati.

Fabio Bandini, primario di Neurologia all’ospedale San Paolo di Savona e nel consiglio direttivo della Società, è il presidente e organizzatore del congresso: «Daremo particolare rilievo alle procedure innovative e a temi di grande attualità come la rilevanza clinica della genetica, le prospettive aperte dal possibile impiego delle cellule staminali, i recenti progressi in riabilitazione realizzati con l’ausilio delle nuove tecnologie, e molti altri».

Oltre alla trombolisi endovenosa, che è una delle terapie ormai più conosciute anche dai “profani”, una soluzione può essere (in alternativa o come integrazione della precedente) la disostruzione meccanica.

L’evento, mantenendo il taglio scientifico, ha anche una sessione aperta al pubblico il venerdì.

Quali i fattori di rischio

«L’ictus è fortemente invalidante – aggiunge Bandini – provoca un carico enorme sulla società, è importante puntare sulla prevenzione, secondo il report “Global burden of disease”, che ha analizzato i fattori di rischio associato allo stroke nel mondo, tra i fattori principali c’è il fumo, la pressione alta, il diabete, l’obesità, alti valori di colesterolo e trigliceridi, ma anche la cosiddetta fibrillazione atriale». Quest’ultima è una delle più comuni aritmie cardiache, è stato provato che l’ictus correlato alla fibrillazione atriale è più grave ed è associato a una maggiore compromissione dello stato di salute, ma soprattutto che in presenza di fibrillazione atriale, esiste un maggiore rischio di ictus a causa della formazione di coaguli di sangue nel cuore. «In questi casi i nuovi farmaci anticoagulanti sono la migliore prevenzione, insieme alla riduzione degli altri fattori di rischio», sottolinea Bandini.

Il neurologo evidenzia anche che occorre puntare sulla prevenzione secondaria, ovvero cercare di prevenire un’eventuale recidiva.

I sintomi sottovalutati

Nonostante sia un evento purtroppo abbastanza diffuso, spesso i sintomi dell’ictus (a differenza di quelli dell’infarto) vengono sottovalutati dal paziente, che giunge al pronto soccorso troppo tardi per rendere la terapia efficace (entro le 4 ore e mezza per quella endovenosa, 6 ore per quella meccanica): «Non riuscire improvvisamente più a muovere uno o più arti, perdere la forza in alcune parti del corpo, ma anche la classica bocca storta o aspetti meno conosciuti come la difficoltà di parlare o di comprensione e la vista sdoppiata sono i principali campanelli d’allarme», dice Bandini.

A Savona manca la stroke unit

A Savona la neurologia diretta da Bandini ricovera ogni anno circa 350-400 pazienti con ictus, è l’unica in Liguria a non essere parte di un centro ictus o stroke unit: «Siamo la cenerentola della regione e non capisco il perché, per fortuna il consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che invita la giunta ad accelerare il processo verso la creazione di questo centro che è un plus fondamentale soprattutto nella fase di monitoraggio e riabilitazione del paziente». La neurologia di Savona ha tutti gli strumenti per gestire la fase acuta, ma la stroke unit garantisce una riduzione della mortalità e morbilità proprio perché si tratta di una sorta di unità coronarica non per il cuore ma per il cervello.

Qui il programma

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