Per Bruno Pisano (La Spezia Port Service) e Massimo De Gregorio (Anasped) è indispensabile scindere le misure per i passeggeri da quelle sulle merci.

«L’allerta 2 sulle merci nei porti italiani è in vigore dall’inizio degli anni 2000. In questi anni la rete di relazioni e di collaborazioni informatiche fra operatori doganali e Agenzie delle Dogane e l’impianto sviluppato da quest’ultima nell’analisi dei rischi relativi alla security, ha permesso un riconoscimento corale a livello europeo come il sistema più efficiente e all’avanguardia grazie alle performance e ai risultati conseguiti». A scendere in campo sul tema della sicurezza e dei controlli in attuazione nei principali scali marittimi del Paese è Bruno Pisano, nella doppia veste di membro della Community portuale spezzina e di vicepresidente di Anasped (associazione nazionale degli spedizionieri doganali). Secondo quanto lui, è indispensabile oggi, proprio intervenendo su materia così delicata e sensibile come quella relativa alla sicurezza e alla prevenzione del terrorismo, fare un preciso distinguo fra le misure di allerta 2 attuate nel settore passeggeri e delle auto al seguito, e le misure di prevenzione nel settore merci e segnatamente container.
Nel caso delle merci è opportuno precisare che i risultati dei controlli non si misurano con il numero dei contenitori destinati materialmente alle verifiche ma su tutta un’ attività complessa di analisi preventiva e investigativa che viene messa in atto anche con la documentazione identificativa della merce elaborata dagli spedizionieri doganali ovvero con l’analisi dei rischi elaborata dall’Agenzia delle Dogane. «È il caso di ricordare − aggiunge il presidente nazionale di Anasped, Massimo De Gregorio − che dai primi anni del 2000, subito dopo i drammatici fatti delle Torri Gemelle, le Dogane americane impressero a tutti i porti in cui venivano imbarcati container con destinazione Stati Uniti un brusco cambio di marcia. Con il programma CSI, e con l’invio diretto di rappresentanti delle US Customs anche nei principali porti italiani, fu attuato uno giro di vite sui controlli e messa in campo una procedura di verifica e analisi anche in connessione con i servizi di intelligence. In questi anni  le misure di controllo, mantenendo un alto livello di allerta, sono state affinate in particolare dalle Dogane italiane che hanno ottenuto più di un riconoscimento a livello europeo e americano proprio per l’implementazione di misure di informatizzazione. Proprio per consentire di avere gli stessi risultati, che significa ridurre il rischio sulla sicurezza ed evitare distorsione dei mercati legati a controlli sulla merce meno stringenti di altri Paesi, sarebbero auspicabili collaborazioni più efficaci fra le autorità italiane e quelle comunitarie magari estendendo il sistema di analisi dei rischi italiano, già unanimemente riconosciuto come il più evoluto a livello comunitario».

«Nella precisa convinzione, oggi più che mai, che non possa essere abbassata la guardia − conclude Pisano − crediamo determinante il processo di Riforma sui porti avviato dal ministro Del Rio che in tema di security prevede l’attuazione dello sportello unico doganale che finalmente attribuisce a un unico soggetto, in questo caso il più deputato, cioè l’Agenzia delle Dogane, la delega sul coordinamento di tutti gli enti che effettuano controlli sulle merci in importazione ed esportazione».

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