Riorganizzazione della rete distributiva, rafforzamento delle attività orientate alla consulenza e al servizio al cliente e il venire meno della sfiducia generalizzata nei confronti della banche causata dal bail-in spiegano l‘inversione positiva del trend della raccolta ottenuta da Banca Carige nel secondo trimestre 2016. Ce ne parla Gianni Dal Maschio, che ha la responsabilità di coordinare, oltre alla rete fuori Liguria di Carige Italia, le tre aree territoriali di tradizionale presenza della banca: Ponente (da Nizza a Savona), Genova, Levante (da Chiavari a Carrara)

Nel secondo trimestre Carige registra una inversione positiva del trend della raccolta da clientela. A che cosa si deve questa svolta? A misure intraprese o a un mutamento della congiuntura?

Gianni Dal Maschio
Gianni Dal Maschio

«Più che di un mutamento della congiuntura direi che è scemato nel grande pubblico quello che possiamo chiamare “effetto bail in”, determinatosi alla fine del 2015 con il recepimento della direttiva europea, Brrd, sul risanamento e la risoluzione delle crisi bancarie e la successiva risoluzione di quattro banche (Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio di Chieti). Complice la scarsa informazione che ha accompagnato l’applicazione delle misure di salvataggio alle quattro aziende di credito, nei primi mesi dell’anno si era diffusa una sfiducia generalizzata, e in gran parte infondata, nei confronti delle banche».

«Tale sfiducia scaturì anche da un passaggio non graduale a norme verso le quali i risparmiatori non avevano acquisito sufficiente consapevolezza e senza la possibilità di orientare le loro scelte di investimento in base al mutato scenario. Un approccio mirato, con l’applicazione del bail-in solo a strumenti provvisti di un’espressa clausola contrattuale, e un adeguato periodo transitorio avrebbero consentito alle banche ed ai risparmiatori di operare in un contesto meno problematico e incerto».

«Non dimentichiamo poi che, a partire da aprile, con il rinnovo dei vertici a seguito del l’ingresso di nuovi importanti azionisti, Banca Carige ha avviato un nuovo corso, fatto di concretezza e di impegno sul territorio, che è stato apprezzato dalla clientela. In questa direzione la banca sta riorganizzando in maniera più efficace la rete distributiva e ha rafforzato in maniera importante il cosiddetto “front office”, ovvero le attività orientate alla consulenza e al servizio al cliente. Il primo risultato, quello immediatamente tangibile, lo abbiamo avuto sulla raccolta che, dopo un trimestre soddisfacente, ha continuato a crescere anche nel mese di luglio. È significativo il fatto che abbiamo avuto le maggiori soddisfazioni proprio in Liguria dove è presente la maggior parte della nostra clientela tradizionale, fatta di famiglie e piccole imprese».

Si sta affermando un modello di filiale bancaria diverso rispetto al passato. Carige a che punto è in questo processo?

«Dopo aver superato una prima fase di diffidenza da parte del pubblico, l’approdo della rete nel mondo del banking si sta oggi affermando in maniera irreversibile. Ciò significa che presto la banca non sarà più quella a cui siamo stati abituati per decenni. A fronte di una diffusione dei nuovi canali di accesso ai servizi bancari dovrà necessariamente cambiare anche il modello distributivo. Dovremo essere in grado di soddisfare le esigenze del cliente con modalità totalmente nuove e per questo ci stiamo attrezzando. Il Piano industriale che Carige ha varato a fine giugno prevede importanti interventi in questa direzione, dal potenziamento, già in atto, del contact center, allo sviluppo della nostra piattaforma multicanale, alla messa a punto, entro fine 2017, del processo di credito automatico».

«Prevediamo che nel 2020 ben il 78% della clientela potrà accedere ai nostri servizi direttamente on-line. È un rapporto che da un lato si smaterializza ma che dall’altro continua ad avere nella relazione il suo valore aggiunto. La conoscenza del cliente, la capacità di offrire consulenza con professionalità sia nelle decisioni di investimento che nei finanziamenti, rimane un plus che sarà sempre determinante nella scelta della banca e nella qualità del servizio che questo sarà in grado di offrire, indipendentemente dal canale usato».

Secondo Bankitalia, il flusso delle sofferenze continua a rallentare, ed è ripreso il flusso dei crediti soprattutto alle imprese e al manifatturiero. Questi sono segni di una nuova congiuntura economica? Perché allora i prestiti alle famiglie mostrano una leggera flessione?

«Vi è da ricordare che le banche sono oggi molto più focalizzate sul monitoraggio del rischio rispetto al periodo ante-crisi, grazie anche all’attenzione sul tema da parte delle Autorità di vigilanza, e ciò inizia ad avere un impatto positivo anche sulla qualità del credito e sull’andamento del credito problematico. In alcuni settori si registra poi una graduale ripresa degli investimenti ma tale circolo virtuoso stenta ancora a estendersi alle famiglie, anche a causa di un clima di scarsa fiducia che limita i consumi. All’orizzonte vediamo segnali di schiarita insieme al permanere di tanti fattori di incertezza, si pensi solo allo scenario geopolitico che gioca un ruolo fondamentale in un’economia così globalizzata. Favorire lo sviluppo delle positività nel tessuto economico è la funzione principale di una banca come Carige ed è lo scopo che ci prefiggiamo, a servizio delle famiglie e delle piccole imprese, qui in Liguria come nelle altre aree dove siamo presenti».

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