Prendiamo una buona base di studi economici, uniamola alla passione per l’arte e aggiungiamo una manciata (anche due) di spirito imprenditoriale. Ecco la ricetta da cui è nata That’s Art, la piattaforma social per artisti emergenti che possono pubblicare gratuitamente le proprie opere di fronte a una platea internazionale. L’idea è per 5/6 genovese: Pietro Mondini, Alessandro Pitrè Gemignani, Nicolò Dirusso, Emanuele Casabona, Zoe Gambarotta e Mattia Curatitoli sono i sei giovani che hanno creduto nella possibilità di fare business con l’arte e l’hanno messa in pratica.

«La nostra idea nasce anche da un’esigenza di mercato – spiega Pietro Mondini, 23 anni, una laurea in Economia a Genova e una lunga esperienza a Londra – Secondo le stime, l’80% degli artisti usciti dalle accademie abbandona questa strada per trovare un posto sicuro. Vogliamo offrire loro un’alternativa alle gallerie, sfruttando la crescita che sta riscuotendo la vendita online di opere d’arte, attraverso un social market place mirato». La marcia in più della piattaforma sta proprio nella possibilità di vendere le opere direttamente online: i ricavi derivano quindi dalla commissione applicata al momento della compravendita, mentre l’iscrizione e il caricamento delle opere è gratuito. «La nostra è un’attenzione rivolta anche ai compratori – sottolinea Mondini – Perché l’arte è sempre vista come qualcosa di caro, spesso inarrivabile. Invece noi la rendiamo più “economica”, proprio perché i nostri iscritti sono quasi tutti giovani artisti emergenti».

Il social è attivo da tre mesi sul web, mentre l’App per iOS e Android è scaricabile da un mese. Sono già 300 gli iscritti alla piattaforma online, di cui 180 artisti: provengono per buona parte dall’Italia, ma sono molti anche gli inglesi, gli americani, i francesi e gli asiatici.

La startup dei sei ragazzi è incubata a Torino ed è a metà del proprio percorso di crescita: «Il periodo di incubazione dura complessivamente sei mesi – dice Mondini – contiamo entro settembre di portare avanti una massiccia campagna di promozione sui social». La scelta del capoluogo piemontese non va letta come una fuga da Genova: «Abbiamo tentato varie strade e nel frattempo è arrivata la risposta positiva da Torino – precisa – Poiché si tratta del migliore incubatore di impresa d’Italia, abbiamo colto l’opportunità».

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