In Liguria il 61,7% delle aziende è a controllo familiare, per un fatturato complessivo di 29,7 miliardi di euro. È quanto risulta dalla presentazione del focus dell’Osservatorio Aub (AIdAF, UniCredit, Bocconi) dedicato alle principali sfide che le aziende familiari italiane devono raccogliere per rilanciare la competitività del nostro tessuto imprenditoriale che si è svolta ieri all’Acquario di Genova.

L’Osservatorio – promosso da AIdAF (Associazione Italiana delle Aziende Familiari), dal gruppo UniCredit, dalla Cattedra AIdAF-EY di Strategia delle aziende familiari dell’Università Bocconi e dalla Camera di Commercio di Milano, in collaborazione con Borsa Italiana – è nato nel 2009 e ha l’obiettivo di monitorare le strutture di governance e le performance di tutte le aziende italiane a proprietà familiare che superano la soglia di fatturato dei 20 milioni di euro.

Alla tavola rotonda – che si è tenuta in presenza di oltre un centinaio di imprenditori familiari – hanno partecipato Giuseppe Costa, presidente e amministratore delegato di Costa Edutainment, Guido Corbetta, professore AIdAF-EY di Strategia delle Imprese Familiari, Università Bocconi, Edoardo Garrone, presidente del Gruppo Erg, Mattia Noberasco, amministratore delegato di Noberasco, Carlo Carli, direttore della divisione Alimentare Fratelli Carli, Dario Prunotto, regional manager Nord Ovest di UniCredit, Dario Voltattorni, direttore generale di AIdAF (Associazione Italiana delle Aziende Familiari), Fabio Brigante, senior relationship di Manager primary markets, Borsa Italiana e, in qualità di moderatore, Palo Morosetti, direttore di Area Strategia e Imprenditorialità della Sda Bocconi.

L’Osservatorio Aub monitora più di 15.700 aziende con fatturato superiore a 20 milioni di euro che contribuiscono a generare un fatturato di circa 2.000 miliardi di euro e un valore aggiunto di 458 miliardi di euro, impiegando 4,7 milioni di dipendenti (di cui 3,8 in Italia). Di queste, le aziende a controllo familiare sono 10.250 (pari al 65 %), e contribuiscono a generare un fatturato complessivo di 790 miliardi di euro. In termini di occupazione, impiegano 2,3 milioni di dipendenti nel mondo e 1,5 milioni in Italia.

Il focus è stato organizzato per sottolineare l’importanza di alcune sfide che le aziende familiari e le famiglie imprenditoriali devono affrontare e trasformare in opportunità per guardare al futuro in modo competitivo, contribuendo alla crescita del sistema Italia. Tra le sfide emerse e discusse si afferma in particolare la rilevanza del tema della continuità e della crescita.

«Per quanto riguarda la Liguria – ha affermato Dario Prunotto, regional manager di UniCredit Nordovest – il numero complessivo delle aziende con fatturato superiore a 20 milioni di euro si attesta a 266 con un fatturato complessivo di 29,7 miliardi di euro. Di queste il 61,7% (164) è a conduzione familiare e genera un fatturato di oltre 15 miliardi di euro (il 51,7% del totale). L’età media delle aziende è di 29 anni. Nel dettaglio il 10,5% delle aziende familiari liguri sono molto giovani, il 35,5% giovani, il 42,7% adulte e l’11,3% longeve. Dati in linea con le aziende familiari nazionali monitorate dall’Osservatorio».

«Per garantire la propria continuità e crescita le aziende familiari – ha proseguito Prunotto – devono fare i conti ogni giorno con importanti sfide come il passaggio generazionale, l’evoluzione della governance, l’internazionalizzazione, la crescita per linee esterne e la digitalizzazione. Come banca internazionale possiamo e vogliamo essere interlocutori privilegiati per queste esigenze e per affermarlo quest’oggi abbiamo scelto la Liguria, una regione in cui le aziende familiari costituiscono l’ossatura del tessuto economico e rappresentano esperienze di grande successo non solo nazionale. Nell’ambito della continuità vi sono due aspetti fondamentali da prendere in considerazione: il passaggio generazionale, che deve rappresentare un’opportunità, e l’adozione di modelli di governance più aperti e strutturati».

Secondo quanto evidenziato dall’Osservatorio Aub, in Italia vi è una presenza dominante di aziende longeve: le aziende fondate da più di 25 anni sono oltre il 60%. La maggiore longevità delle aziende è strettamente connessa al tema del passaggio generazionale: quasi 2/3 di queste aziende hanno già affrontato in passato almeno un passaggio generazionale con successo, poche (meno del 2% all’anno) lo hanno affrontato degli ultimi anni e molte saranno probabilmente in procinto di affrontarlo nei prossimi anni. Le analisi di performance suggeriscono di non ritardare oltre il passaggio generazionale, in quanto le aziende condotte da leader ultrasettantenni hanno conseguito risultati mediamente inferiori sia in termini di redditività che di crescita.

Le aziende con modelli di governo familiari hanno performato bene negli ultimi anni, ma l’inserimento di competenze esterne e l’adozione di modelli di governo più strutturati impatta positivamente sulle scelte strategiche. I dati dell’Osservatorio confermano come la leadership sia saldamente nelle mani delle famiglie proprietarie ma negli ultimi anni si assiste ad una inversione di tendenza nel processo di apertura verso l’esterno. A partire dal 2007 (almeno nelle aziende di maggiori dimensioni), i dati mettono in evidenza un maggior ingresso di manager non familiari alla guida delle aziende italiane, un fenomeno probabilmente ascrivibile ad una reazione alla crisi in corso e all’avvio di alcune importanti scelte strategiche. A tale proposito, l’analisi dei modelli di leadership evidenzia il ruolo che modelli di leadership più strutturati e aperti verso l’esterno possono avere nella scelta di intraprendere percorsi di crescita per linee esterne e di internazionalizzazione.

Per quanto riguarda la crescita si evidenziano tre sfide principali: gli investimenti a supporto della crescita, gli investimenti diretti esteri e le operazioni di m&a (merger & acquisition).

Le aziende familiari crescono più delle altre, e per sostenere tale crescita hanno investito più delle altre. In termini di crescita i dati mostrano come nel periodo di osservazione (2007-14) le aziende familiari abbiano registrato un trend di crescita più elevato rispetto alle altre tipologie di aziende, almeno tra quelle di medie e grandi dimensioni. La politica di investimenti sembra essere stato un elemento determinante per realizzare un percorso di crescita profittevole: le aziende familiari hanno investito costantemente più delle altre, come dimostra la crescita media dell’attivo fisso netto pari al 6% nel periodo 2009-2014 (contro il 2%, in media, delle altre tipologie di aziende).

Le aziende familiari hanno saputo cogliere – almeno in parte – le opportunità offerte dai mercati internazionali. Tra le opzioni a disposizione per l’avvio di un percorso di crescita prolungato e duraturo, la strada dell’internazionalizzazione tramite investimenti diretti all’estero (Ide) è probabilmente più di ogni altra quella che permette di radicarsi in un mercato estero per sostenere un piano di crescita a lungo termine. I dati dell’Osservatorio Aub mostrano come le aziende familiari abbiano attuato in misura maggiore una strategia di internazionalizzazione tramite Ide: circa il 30% ha effettuato almeno un investimento diretto all’estero alla fine del 2014 (contro il 21,3% degli altri tipi di impresa), e tale propensione cresce con la dimensione aziendale. Di pari passo cresce anche la capacità delle aziende più grandi di presidiare più mercati contemporaneamente.

Le aziende familiari si affacciano ancora timidamente sul mercato dell’m&a. Dai dati dell’Osservatorio Aub emerge una certa difficoltà delle aziende familiari nel portare avanti strategie di crescita per linee esterne: solo il 6,7% delle aziende familiari con fatturato superiore a 20 milioni di euro ha effettuato almeno un’acquisizione tra il 2000 e il 2014, contro il 9,1% delle aziende non familiari, che rimane comunque un dato abbastanza basso. Nonostante tale modalità di crescita sia stata implementata da un numero limitato di aziende, i dati dell’Osservatorio mostrano come l’esperienza derivante dall’aver già compiuto in precedenza altre operazioni di acquisizione sia determinante per estrarre valore da un percorso di crescita per vie esterne.

«Dai risultati del focus dell’Osservatorio Aub – ha commentato Guido Corbetta – emerge da un lato come i leader familiari abbiano performato bene nell’ultimo decennio, e dall’altro come la dotazione di competenze manageriali e qualificate sia stata un driver importante per avviare i percorsi di crescita per linee esterne e di internazionalizzazione. Percorsi di crescita oramai divenuti ineludibili per quelle aziende familiari che vogliono continuare a giocare un ruolo da protagonista anche nei prossimi anni, e l’apertura verso i non familiari può essere uno dei punti di forza per accelerare questi processi».

«Siamo molto felici di ospitare questo evento – ha afferma Giuseppe Costa – nella struttura che 25 anni fa ha dato il via al percorso del nostro gruppo nel settore dell’edutainment. Costa Edutainment affonda le sue radici in una storia imprenditoriale famigliare antica ma che è stata capace di evolvere e differenziarsi fino ad arrivare a essere leader in Italia con la gestione di 12 strutture tra acquari musei e parchi tematici, un fatturato di oltre 52 milioni di Euro, circa 500 dipendenti e da qualche mese un nuovo importante socio, il fondo di investimenti Vei Capital, che è al nostro fianco come un partner. Una crescita che non sarebbe stata possibile se non avessimo mantenuto saldi i valori di responsabilità sociale del nostro stile di impresa».

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