La tradizione italiana e iraniana, ma soprattutto le capacità professionali e il business tra i due Paesi, si fondono in una società commerciale che ha sede a Genova, Irasco. Figlia della tradizione impiantistica di Italimpianti, l’azienda nasce nel 1994, ma i rapporti tra tecnici italiani (genovesi, in particolare) e iraniani risalgono a diversi anni prima: «I viaggi dei tecnici delle società genovesi in Iran, e viceversa, sono frequenti fin dagli anni Settanta – spiega Mauro Bolla, dirigente Irasco – in questo periodo le relazioni tra i due Paesi si fanno sempre più strette e gli iraniani dimostrano di apprezzare il lavoro degli italiani».

Irasco è controllata al 51% dai tedeschi di Ascotec Gmbh, società commerciale e di consulenza, e per il restante 49% dall’iraniana Iritec International engineering company. Nata inizialmente come società di fornitura di impianti industriali e di macchinari, l’attività di Irasco è cresciuta negli anni successivi, allargandosi anche all’intermediazione. I settori in cui è attiva sono quelli siderurgico, metallurgico e minerario e l’industria del petrolio e del gas, nei quali opera come esecutore di progetti, acquisti di equipaggiamenti e ricambi, fornitore di assistenza tecnica e di addestramento e commercializzazione di prodotti.

«Tra i lavori più importanti – ricorda Bolla – il progetto di espansione del centro siderurgico di Isfhan, per Mobarakeh Steel Company. Abbiamo raggiunto un picco di fatturato di 200 milioni di euro, poi, penalizzati dalle sanzioni Usa, siamo crollati a 30 milioni». Il 2015 si è chiuso con un fatturato di circa 44 milioni. Nonostante in questi anni l’Iran si sia rivolto prevalentemente a Cina e India, anche nel periodo delle sanzioni il Paese mediorientale non ha mai smesso di guardare con un occhio di riguardo l’Europa, soprattutto l’Italia. «Stiamo uscendo da un lungo momento buio, ma siamo ancora in un regime di controllo – afferma Bolla – Abbiamo in ballo un contratto da 120 milioni, firmato nel 2004, per una fornitura di elettrodi di grafite per forni elettrici industriali, cercheremo di rivitalizzarlo con Sace».

Anche per Irasco, così come per tutte quelle aziende che hanno rapporti commerciali con Paesi a rischio, il credito è un grosso problema: «Nel settore industriale, l’Iran chiede finanziamenti e dilazioni di pagamento – spiega Bolla – Situazione che, a oggi, richiede il supporto di Sace perché le banche non sono pronte ad assumersi il rischio Iran».

A Genova Irasco ha sede al “Matitone” di via di Francia. Negli uffici vi lavorano venti persone, 10 italiani e 10 iraniani: «Non mancano i momenti divergenza – racconta Bolla – ma cerchiamo di trovare sempre dei punti in comune e mantenere buoni rapporti personali. In fondo, tra le due popolazioni c’è sempre stato feeling».

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