Incontro a porte chiuse a Bussana Vecchia tra l’assessore sanremese al demanio Mauro Menozzi e una piccola delegazione degli abitanti del “villaggio degli artisti”. Obiettivo del colloquio, fissato per questo pomeriggio, è trovare la quadra – e ovviamente gli investimenti – per far tornare la frazione nel novero dei centri abitati regolari. Mettendo a punto un percorso di sdemanializzazione per il quale l’amministrazione comunale auspica un progetto ampio e condiviso, fianco a fianco con la Regione. L’annosa questione è riemersa nei mesi scorsi, dopo che l’agenzia del demanio ha imposto a Sanremo un nuovo ultimatum: «Il Comune si riprenda Bussana Vecchia, altrimenti avviamo lo sgombero». «In realtà non c’è una data di scadenza precisa – spiega oggi a Liguria Business Journal l’assessore Menozzi – anche se la questione va affrontata in tempi rapidi. Oggi si tiene una riunione tecnica insieme ai dirigenti e con rappresentanti della popolazione per vedere quali strade potremo intraprendere a breve».

Il problema è che Bussana Vecchia, perla di Liguria, è molto più che un’eccezione catastale. A parte l’indiscutibile richiamo turistico, su fogli e mappali il paese figura come un’unica particella demaniale. Nella realtà si tratta di case, strade e perfino attività commerciali parzialmente recuperate dopo il sisma che colpì la riviera nel 1887, a cui fece seguito un’immediata evacuazione e l’abbandono del paese. La storia ha voluto che la prima e successiva ondata di insediamenti fosse composta da braccianti agricoli del Sud Italia, negli anni Cinquanta. Il Comune li fece allontanare, arrivando perfino a danneggiare ulteriormente gli edifici per impedire ogni occupazione abusiva. Ci vollero gli “artisti”, esponenti di una meglio tollerata comunità internazionale, per far ripartire il recupero del paese intorno alla vecchia «Osteria». Al netto di inevitabili litigi – più roboanti nel passato – con gli eredi dei vecchi proprietari.

Oggi è un fiorire di piccole attività artigiane, botteghe, e qualche ristorante di charme. Non mancano gli affittacamere e bed & breakfast, con annunci che appaiono sui più conosciuti portali di settore. Bisogna fare i conti con una comunità insediata da decenni, ormai stanziale e con regole meno severe (lo status di “artista” non è più una condizione) che ha completato il restauro di mezzo paese senza troppo badare alla burocrazia. I residenti usufruiscono di allacci alle utenze, ma contro il demanio non possono vantare l’usucapione. Sono circa un centinaio di persone: è abitata buona parte della metà bassa del villaggio, ma le case vengono ristrutturate a macchia d’olio. Ha un suo inquilino anche il vecchio castello, oltre il giardino botanico tra i ruderi, in cima a un sinuoso dedalo di viuzze. Ancora non è chiaro se il futuro di Bussana Vecchia rimarrà nella zona grigia tra legalità e stato dell’arte. Da fine Ottocento l’abitato è rimasto al margine di ogni normalità urbanistica, di fatto risparmiato dai piani regolatori. Eppure, o forse proprio per quello, è oggi uno dei borghi antichi più genuini, affascinanti, meglio preservati di tutto il Belpaese.

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