Settimana in altalena per i mercati azionari che, tuttavia, in generale hanno chiuso in territorio positivo. Attraverso i verbali della riunione del Fomc e i discorsi tenuti da diversi membri votanti, la Fed ha passato il messaggio di essere orientata ad alzare i tassi nei prossimi mesi – quindi anche a giugno – se lo stato dell’economia dovesse continuare a migliorare. Il maggiore senso di urgenza relativo al timing del prossimo rialzo rappresenta una novità rispetto ai mesi scorsi.

Con uno stato di salute finanziaria migliore rispetto a quanto osservato a inizio anno e dati macro in miglioramento si è aperta quindi una finestra per rimuovere gli stimoli monetari in America. Le opinioni autorevoli su questo argomento sono ancora estremamente divergenti. Alcuni operatori interpretano la prospettiva di rialzo dei tassi come un segnale di forza per l’economia e non temono implicazioni negative per i mercati: ritengono che un eventuale ritracciamento sarebbe temporaneo e genererebbe occasioni interessanti. Alcuni economisti ritengono invece il rialzo ancora prematuro dando una lettura più debole alle metriche macroeconomiche. Guardando ai future sui tassi a breve americani vediamo che hanno chiuso la settimana prezzando il 30% di probabilità di un rialzo a giugno rispetto a una probabilità del 4% della settimana precedente; la probabilità di un rialzo a luglio è invece aumentata al 48%. Movimenti altrettanto interessati si sono registrati sul fronte dei rendimenti americani dove la scadenza  2 anni è salita allo 0.88% e quella a 10 anni all’1.84% (rispetto all’1.70% del venerdì precedente).

Anche l’indice del dollaro ha mostrato una rinnovata forza, con la divisa statunitense che si è apprezzata anche nei confronti delle valute dei Paesi emergenti. Per quanto riguarda il mercato in generale, a livello settoriale abbiamo visto continuare la rotazione settoriale. I settori difensivi, più comprati durante i mesi scorsi anche grazie ai dividendi più generosi, hanno ceduto il passo ai settori ciclici. L’elevata rotazione settoriale è storicamente un indicatore di minore forza del mercato che tende a fare meglio durante i periodi in cui le correlazioni dei prezzi tra le diverse società sono elevate. Nulla di fatto invece per al riunione del G7, dove non si sono ancora trovate le risposte alle richieste di programmi di stimolo fiscale richiesti dalle principali Banche centrali per sostenere la crescita ancora molto contenuta dell’economia.

La prossima settimana darà una maggiore indicazione sulla capacità dei mercati di assorbire un rialzo dei tassi da parte della Fed a giugno o a luglio. Molta attenzione sarà dedicata a diversi membri votanti del Fomc che testimonieranno durante eventi ufficiali nel corso dell’intera settimana. Tra questi, la Yellen terrà un discorso venerdì pomeriggio ad Harward. Sul fronte macro la settimana non sarà particolarmente intensa: oggi sono in pubblicazione gli indici manifatturieri Pmi calcolati da Markit per l’Europa, gli Stati Uniti e il Giappone. Giovedì sarà pubblicato in America l’andamento dei beni durevoli e venerdì la seconda stima del Pil del secondo trimestre.

Infine, sempre negli Stati Uniti, la reporting season è ormai in fase conclusiva, con il 96% dell’indice S&P500 che ha già comunicato la trimestrale. Questa settimana il settore dei retailer sarà ancora protagonista con i risultati di Tiffany, Best Buy, Abercrombie & Fitch and Dollar General, sebbene la stagione degli si consideri chiusa con i numeri del colosso della distribuzione Wal-Mart della scorsa settimana. Sempre per quanto riguarda il settore della grande distribuzione, vedremo la quotazione di US Foods, che diventerà la seconda Ipo dell’anno per importanza. Questa settimana gli esperti non pensano a cambi dell’attuale posizionamento, che prevede un leggero sottopeso azionario e un lieve sovrappeso della componente obbligazionaria e della liquidità. Aspettando ancora un periodo di volatilità, ritengono importante osservare come il mercato metabolizzerà il nuovo orientamento della Fed.

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