La scorsa settimana è stata caratterizzata da un andamento misto dei listini azionari. Tra i Paesi sviluppati, l’Eurozona ha beneficiato della forza del dollaro, mentre gli Stati Uniti e l’Italia hanno chiuso la settimana in territorio negativo. In America hanno pesato le trimestrali negative di diverse società della grande distribuzione, prima tra tutte Macy’s, nonostante il dato di venerdì abbia evidenziato un andamento migliore delle attese a livello aggregato delle vendite al dettaglio durante il mese di aprile. La lettura combinata di queste informazioni mette in luce come il consumatore americano stia cambiando orientamento e la spesa si sia maggiormente spostata negli ultimi mesi verso gli acquisti via internet. Questa debolezza dei titoli del settore della grande distribuzione ha fatto si che gli operatori americani abbiano preso una maggiore consapevolezza delle possibili ricadute anche sul settore immobiliare: esiste oggi un eccesso d’offerta degli spazi dei mall.

Un altro fattore che sta preoccupando gli operatori in America, e che ha condizionato la giornata di venerdì, è l’appiattimento della curva dei tassi, a causa dei rendimenti a lungo termine in diminuzione. L’appiattimento della curva dei tassi è spesso interpretato come un segnale negativo per i mercati perché è indicativo del fatto che le scadenze più avanzate non scontano una ripresa dell’economia. L’Italia, invece, è stata ancora una volta penalizzata dal settore bancario, trascinato al ribasso dall’aumento di capitale del Banco Popolare. Anche per l’azionario dei Paesi emergenti la settimana si è chiusa in territorio negativo. Durante il fine settimana sono stati pubblicati in Cina i dati relativi alla produzione industriale e alle vendite al dettaglio. Entrambe le release hanno deluso le stime degli analisti e hanno confermato la debolezza dell’economia del Paese.

Infine, in Eurozona l’andamento delle trimestrali è abbastanza deludente: le società non riescono a raggiungere i livelli attesi di fatturato ma superano le attese sull’utile netto grazie al forte controllo operato sui costi. Anche in questo caso viene confermata la debolezza sul fronte della domanda. In questo contesto, gli esperti preferiscono adottare tatticamente un approccio un po’ più prudente verso il comparto azionario, pur mantenendo il favore verso questa asset class nel medio-lungo termine alla luce delle valutazioni fondamentali azionarie, non ancora particolarmente care a livello aggregato e l’estremamente basso livello dei tassi: il mercato azionario sta attraversando una fase più tecnica caratterizzata da una elevata rotazione settoriale.

La settimana entrante è piuttosto tranquilla sul fronte macro. L’attenzione sarà focalizzata sia in America sia in Eurozona sui dati relativi all’inflazione. In particolare il dato americano è sotto la lente poiché potrebbe rappresentare un elemento decisivo nella definizione del timing del prossimo rialzo dei tassi da parte della Fed. Un incremento significativo, eventualmente aiutato dal rialzo del prezzo del petrolio, potrebbe rimettere in gioco il mese di giugno come prima data possibile.

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