Settimana di performance leggermente negative per la maggior parte delle classi di attivo sotto monitoraggio (a eccezione delle materie prime, in netto rialzo). Un movimento che appare del tutto “fisiologico”, dopo il rally verificatosi mediamente sui mercati dal 12 febbraio. Tra le cause principali, secondo gli esperti, il dollaro debole, un leggero rialzo del tasso sul bund, la “delusione” degli operatori sull’esito dell’ultima riunione di politica monetaria della Bank of Japan.

Per quello che riguarda gli Usa, la crescita del Pil nel primo trimestre piuttosto è “fiacca” (effettivo: 0,5%; consensus: 0,7%). Dal comunicato ufficiale della Fomc, Federal Open Market Committee, è rimosso il precedente cenno agli “eventi globali” come catalizzatori di potenziali rischi di ribasso. La banca centrale ha comunque ricordato che continuerà a monitorare da vicino le dinamiche inflazionistiche e gli sviluppi globali. “ Soppesate” le dichiarazioni del comunicato ufficiale della banca centrale Usa e la complessiva “debolezza” dei dati macroeconomici, gli operatori continuano ad aspettarsi una Fed estremamente cauta, per i prossimi mesi. Questo ha mantenuto in territorio fondamentalmente laterale il tasso a dieci anni, il dollaro debole, e contribuito a mantenere, in media, le valute emergenti su una traiettoria di rafforzamento contro dollaro.

Nell’area Euro emerge un’accelerazione del Pil allo 0,6%, e crescita superiore alle attese dell’indicatore di fiducia economica della Commissione Europea.

In Giappone operatori “delusi” dal mancato annuncio di ulteriori manovre di espansione monetaria. Questo ha determinato un’ulteriore flessione del Nikkei, e un marcato rafforzamento dello yen, che ha indotto il ministro delle finanze giapponese a definire il movimento “estremamente preoccupante”, aggiungendo che Tokyo “entrerà in azione”, se necessario.

La contrazione dei tassi di inflazione annua di queste due aree geografiche (Ue: -0,2%; Giappone: -0,1%), che si mantengono “strutturalmente inferiori” a quello Usa (+0,9%, a marzo) hanno contribuito a mantenere “viva” l’attenzione degli operatori sui rischi di ribasso per l’attività economica. Diverse metriche di mercato suggeriscono tuttavia che gli operatori stanno mediamente rivedendo al rialzo le aspettative di inflazione per l’area dell’euro, e al ribasso quelle relative all’economia nipponica. Questo fenomeno può spiegare da un lato la recente sovra performance degli indicizzati all’inflazione Ue, e dall’altro il rally dei governativi giapponesi, parallelo a un rafforzamento dello yen.

L’analisi degli esperti di Banca Cesare Ponti suggerisce, a questo proposito, che la dinamica degli indicizzati Ue sia compatibile con uno scenario atteso di graduale accelerazione dell’attività economica. Per quanto riguarda il Giappone, sono invece maggiormente propensi a pensare che, in rapporto ai fondamentali, lo yen si sia rafforzato eccessivamente, e che la recente correzione del Nikkei abbia migliorato il rapporto rischio rendimento atteso del mercato azionario nipponico.

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