Aumenta la presenza di pesticidi nelle acque italiane. È quanto emerge dall’edizione 2016 del Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque, effettuato dall’Ispra, Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, sulla base dei dati rilevati nel 2014. Le indagini svolte in quell’anno hanno riguardato 3.747 punti di campionamento, per un totale di 14.718 campioni, e sono state cercate complessivamente 365 sostanze (nel 2012 erano 335). L’Istituto denuncia un aumento del 20% nelle acque superficiali e del 10% in quelle sotterranee.

E la Liguria come si piazza in questo quadro? A fronte di un dato nazionale, quello sulla contaminazione nelle acque superficiali, pari al 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio, la nostra regione registra un 23,1% sui 13 punti controllati (Altare, Mallare, Cairo Montenotte (cinque punti), Piana Crixia, Genova (4 punti) e Uscio). Un valore di molto inferiore alla media italiana. È stata rinvenuta una sola sostanza, 1,2-dicloroetano, o cloruro di etilene, un composto cancerogeno e molto infiammabile, ottenuto dalla miscela di etilene e cloro gassosi. Viene usato anche come agente sgrassante e diluente per vernici, oltre a essere applicato come intermedio nella sintesi di molecole più complesse.

Per quello che riguarda invece le acque sotterranee, in Italia sono risultati contaminati il 31,7% dei 2.463 punti (31% nel 2012). In Liguria, la rete di monitoraggio delle acque sotterranee risulta essere superiore alla media nazionale anche se vengono cercate solo 21 sostanze, numero sensibilmente inferiore alla media italiana, inadeguato a rappresentare uno stato realistico di contaminazione.

In generale, la contaminazione più ampia del Paese è nella pianura padano-veneta. Secondo il rapporto, le acque superficiali (fiumi, laghi, torrenti) sono quelle più inquinate, ma anche nel sottosuolo aumenta la presenza di pesticidi: proprio qui sono state trovate 224 sostanze diverse. In alcune Regioni la contaminazione è molto più diffusa del dato nazionale, arrivando a interessare oltre il 70% dei punti delle acque superficiali in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, con punte del 90% in Toscana e del 95% in Umbria. Nelle acque sotterranee la diffusione della contaminazione è particolarmente elevata in Lombardia, con il 50% dei punti, in Friuli (68,6%), in Sicilia (76%).

Uno dei maggiori indiziati di questo inquinamento sono gli erbicidi: nel Paese si utilizzano ogni anno circa 130 mila tonnellate di prodotti fitosanitari in agricoltura. Ci sono, inoltre, i biocidi impiegati in tanti settori di attività, di cui non si hanno informazioni sulle quantità, manca un’adeguata conoscenza degli scenari d’uso e della distribuzione geografica delle sorgenti di rilascio. Ma c’è anche da dire che, in base agli ultimi dati Istat, le vendite di prodotti fitosanitari tra 2001 e 2014 sono sensibilmente diminuite, passando da 147.771 alle 129.977 tonnellate/anno (-12%). Il calo è ancora più marcato per i principi attivi, passati da 76.343 a 59.422 tonnellate (-22,2%). Nello stesso periodo si è ridotta del 30,9% la quantità di prodotti molto tossici e tossici. Emerge, indubbiamente, un più cauto impiego delle sostanze chimiche in agricoltura, cosa peraltro incentivata dalla politica comunitaria e nazionale e dall’adozione di tecniche di difesa fitosanitaria a minore impatto. Le sostanze più vendute, oltre ai pesticidi inorganici, come lo zolfo e i composti del rame, sono 1,3-dicloropropene, glifosate, mancozeb, metam-sodium, fosetil-aluminium, clorpirifos, con volumi annui superiori alle mille  tonnellate.

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