La crisi globale ha cambiato il mondo, e anche il mercato dell’edilizia. È diversa la domanda di abitazioni, l’offerta deve adeguarsi. I costruttori edili se vogliono sviluppare le loro imprese devono prendere atto del cambiamento, adottare nuovi modelli di gestione, produrre nuovi progetti e nuove idee.

Ce lo spiega Sarah Zotti, vicepresidente di Ance Genova. «Il modo di abitare di 10 anni fa– dice Zotti – è profondamente cambiato, un certo tipo di domanda quasi non esiste più. I modi di abitare sono diversi. E non soltanto a causa della crisi, che ha ridotto in questi anni le possibilità di acquisto, ma per un fenomeno ben più vasto: sta cambiando la società. Per il futuro possiamo immaginare condomini sempre di più abitati da over 65 . Immagino quindi edifici simili a quelli che già esistono nel mondo anglosassone, dotati di locali per servizi sanitari e di assistenza medica continua, ma anche di luoghi rivolti alla condivisione del tempo libero, sicuramente edificio “smart” altamente connessi e in taluni casi particolari già collegati ai servizi di emergenza. E crescerà la richiesta di abitazioni piccole adeguate al nucleo monofamigliare che oggi è molto attuale». C’è anche la necessità di edifici che consumino meno energia. «L’unico mercato che ha tenuto – precisa la vicepresidente di Assedil – è quello della riqualificazione, anche energetica. Ma è molto difficile progettare condomini “intelligenti”, a causa del frazionamento della proprietà. È difficile anche abbattere edifici per costruirne di nuovi, la demolizione costa, e in Italia spesso non è autorizzata né concepita».

Anche l’accesso al credito è cambiato, non è più quello di 10 anni fa. «Allora– spiega Zotti – le banche ti finanziavano anche l’80% di un progetto, a volte perfino il 100%. Con i rating che ha ora l’edilizia i finanziamenti sono molto più bassi. E per le opere pubbliche bisogna fare i conti con il Patto di stabilità. Dobbiamo quindi trovare nuovi modi di reperire risorse su mercato finanziario, muoverci verso nuove forme di economia e di consumo. Per esempio, si sono già affermate iniziative di crowdfunding per la riqualificazione del territorio. Sono operazioni adatte a piccole comunità, alle cittadine, ma possono applicarsi anche ai quartieri».

Per risparmiare tempo e denaro nella progettazione e nella costruzione, e avere maggiori garanzie di andare incontro alle richieste del cliente, si sta affermando il modello Bim (Building information modeling). «Si progetta a monte, tutti insieme, architetti ingegneri, tecnici dei vari settori, l’integralità del processo edilizio, la costruzione e anche la gestione, si tratta di un pacchetto creato anche per essere mantenuto. Si ottiene un risparmio notevole e si elimina il pericolo di intoppi c grazie alla class detection».

E poi gli edifici bisogna venderli. «Noi edili dobbiamo imparare anche a fare marketing. Una volta non era necessario, bastava mettere un cartello con scritto vendesi. È chiaro che non basta più. Anche in questo campo dobbiamo trovare nuove idee, pensare alla sharing economy, alla condivisione, allo scambio. Per il marketing abbiamo organizzato una giornata di formazione con anche con uno psicologo dell’abitare, perché è fondamentale comprendere la domanda per fornire un’offerta sempre più mirata.» Per sensibilizzare imprese, professionisti, tecnici e funzionari pubblici sulle nuove opportunità offerte dal mercato e a avviare un processo culturale che favorisca l’innovazione, Ance Genova Assedil e Scuola edile genovese hanno messo a punto un percorso formativo strutturato sulla base di un’iniziativa nazionale, “Progetto futuro”, promosso da Formedil, Ente paritetico nazionale per la formazione in edilizia, articolato in cinque giornate: quella conclusiva si terrà il 15 giugno, alla Scuola Edile Genovese, e affronterà il tema dell’innovazione di prodotto.

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