Sono alla terza generazione di allevatori, i fratelli Pastorino, e lavorano insieme alla mamma nell’azienda agricola di Pontinvrea, un paesino di circa 700 abitanti nell’entroterra di Savona. Nella loro lunga tradizione, sono rimasti fedeli alla produzione originaria, riuscendo così a produrre carne e insaccati sani e genuini. «Abbiamo un allevamento a ciclo chiuso di bovini piemontesi, circa 90-100 capi all’anno – spiega Andrea Pastorino – All’interno contiamo anche qualche capo di Angus. Li alleviamo con mangimi autoprodotti: foraggio e cereali». A ciclo chiuso, anche se talvolta l’azienda acquista una partita di piccoli, anche l’allevamento di suini: «Contiamo circa 50-60 capi all’anno, bianchi e cinta senese». A ciò si aggiungono anche i piccoli allevamenti di pollame (a terra) e di coniglio: in entrambi i casi i capi provengono da aziende agricole del savonese della filiera Campagna Amica.

Il principale canale di vendita dell’impresa è quello diretto. Oltre al macello aziendale, sono presenti una macelleria e una salumeria, dove i tagli si possono acquistare in piccole quantità o in “formato famiglia”. Ma la vendita è anche itinerante, da circa un anno e mezzo, grazie all’acquisto di un auto-negozio: «Un investimento molto consistente per la nostra azienda, ma sicuramente necessario per andare avanti – ricorda Pastorino – grazie al nostro negozio su quattro ruote in settimana siamo presenti sia sui mercati del savonese, sia a Genova». Sicuramente un investimento che ha pagato, ma Pastorino preferisce non snocciolare cifre: «Non ci possiamo lamentare per come sia andato il 2015». Anche se forse il 2016 non si è aperto nel migliore dei modi: «Quattro mesi fa ci hanno rubato il trattore», afferma con amarezza.

Quel che non manca è la soddisfazione di veder riconosciuto tra la clientela il proprio impegno nel produrre una carne buona: «Si sente sempre dire che la carne fa male – spiega Pastorino – Ed è vero, fa male. Ma non tutta: fa male la carne che proviene da capi allevati in maniera sbagliata, con prodotti non genuini e che, di conseguenza, viene rivenduta sul mercato a basso costo, per l’unico guadagno delle multinazionali. La carne buona è, in un certo senso, ancora un bene “di lusso”: dovrebbe essere consumata con frequenza minore, ma deve essere di qualità. Lo stesso si può dire degli insaccati. Ci sono macchine oggi che producono bresaole e prosciutti nel giro di 24 ore. Ma saranno davvero buoni?».

La passione che Andrea Pastorino mette nel proprio lavoro traspare senza filtri dalle sue parole, anche quando parla di cucina: «I piatti sono un po’ la nostra storia – dice – È un peccato che pietanze, come il bollito, o parti, come la lingua, tendano a perdersi nel tempo. Per questo cerchiamo, nel nostro piccolo, di promuoverli. E vediamo che le persone, dalle mamme che chiedono quale carne cucinare ai figli, ai giovani, molto predisposti ad ascoltare, seguono i nostri consigli». E poi, tornano a ringraziarli.

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