Il Pd si era prefissato che mai avrebbe dovuto replicare i veleni dell’ultima sfida per le primarie regionali tra Paita e Cofferati, costate poi la cocente sconfitta contro Toti.

Invece a Savona sembra si stia riuscendo a fare anche di peggio in vista della consultazione elettorale di questa domenica. Livio Di Tullio, vicesindaco uscente ben ancorato sul territorio, e Cristina Battaglia, dirigente regionale con un’amicizia personale con il ministro Pinotti, hanno trascorso l’ultimo mese a spararsi bordate attraverso il social network Facebook.

«Non ha una proposta per Savona visto che vive a Genova – dice uno – e  chi la sostiene dovrebbe controllare i post che scrive». «Chi ha superato un limite di mandati dovrà, con garbo e serenità, farsi da parte» ha sostenuto l’altra, con l’intento di rottamare i membri dell’attuale giunta che appoggiano Di Tullio.

Fumose, invece, le proposte sulla città: mentre il vicesindaco ha buttato lì un ipotetico nuovo ospedale, la dirigente ha tirato fuori dal cappello uno stravagante albergo low cost sulla fortezza del Priamar. Poco o niente si è detto invece delle infrastrutture che impatteranno sul panorama savonese, come la superstrada Aurelia Bis o il progetto del porticciolo turistico della Margonara.

Come si suol dire, tra i due litiganti il terzo gode. Gli avversari pregustano, quindi, di portare a termine un “colpaccio”: strappare al centro sinistra una roccaforte, proprio come è riuscito a Toti nelle ultime elezioni regionali. Il Movimento 5 Stelle ha già presentato il suo candidato: Salvatore Diaspro, cancelliere del tribunale e attivista di lungo corso. Il centrodestra pare, invece, voler attendere l’esito delle primarie per scoprire definitivamente le sue carte.

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