«La macchina dell’emergenza ha funzionato bene, però chi ha sbagliato pagherà, attendiamo i risultati della magistratura, ma applicheremo la norma legata al reato di disastro ambientale: chi inquina paga», così il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti dopo il sopralluogo sul rio Fegino, dov’è avvenuto lo sversamento di greggio fuoriuscito da uno dei tubi della Iplom di Busalla.

«Guai a pensare che sia finita qui − aggiunge il ministro − nessun trionfalismo, ora comincia il lavoro più difficile, quello della bonifica». Il ministro sottolinea la reazione immediata durante l’emergenza: «Vigili del fuoco, Prefettura, Protezione Civile, Arpal, Asl, Ispra, Capitaneria di Porto e istituzioni hanno collaborato strettamente in questa fase».

Ancora nessuna novità sul dissequestro dell’area, ancora a disposizione della magistratura, che sta cercando di capire le cause della rottura del tubo.

«Mi aspetto non ci siano costi per il pubblico − dice Galletti − in ogni caso ci sarà il supporto da parte del ministero nelle fasi di bonifica».

L’incidente riapre il dibattito sull’utilizzo delle fonti di energia fossili: «Siamo a pochi giorni dalla firma dell’accordo di Parigi, certo è richiesta una fase di transizione, ma l’Italia è già avanti sulle rinnovabili, il 17% è prodotto attraverso il fotovoltaico, ma siamo consapevoli che bisogna fare di più, anche sul fatto che quando succedono questi problemi si aggiunge anche un problema di occupazione, oggi ci sono conoscenze e tecniche che possono evitare tutto ciò».

Ancora impossibile fare una stima dei costi: «Non siamo in grado di dire se è stato un disastro ambientale, ma il danno ambientale c’è stato».

Rassicurazioni sulla situazione in mare da parte dell’ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante delle Capitanerie di porto liguri: «Il prodotto spiaggiato risale alla fase iniziale della rottura ed è limitato a pochissima quantità, è ininfluente. Il problema, per quanto riguarda il mare, è stato risolto».

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