Non si tratta di chiudere imprese italiane per aprire a Belgrado e dintorni, o di licenziare italiani per usufruire di una manodopera qualificata e allo stesso tempo a basso prezzo. Tengono a precisarlo Ana Hrustanovic e Rade Berbakov, ambasciatrice e primo consigliere dell’ambasciata di Serbia, entrambi presenti all’incontro svoltosi questa mattina in Confindustria Genova. Si parla piuttosto di sfruttare le opportunità offerte da un Paese “ponte” con l’Est, un Paese pragmatico, con una governance responsabile e stabile e che si manterrà tale anche dopo le elezioni ormai alle porte. Ma anche un Paese che sta mettendo in moto incentivi a fondo perduto per gli investimenti sul territorio, dove i dazi doganali sono bassissimi e che conta ben 14 zone franche sul proprio territorio.

I relatori di "Italia-Serbia: fare business insieme". Clicca per ingrandire
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Queste e le altre opportunità che la Serbia, poco più di 33 miliardi di euro di Pil, pari a 4.587 euro di Pil procapite su una popolazione di circa 7,2 milioni di persone, rappresenta in un’ottica industriale e commerciale, sono state snocciolate nella sede di via San Vincenzo, insieme a Stefano Messina ed Edoardo Garrone, in rappresentanza degli industriali genovesi, Edoardo Rixi, assessore regionale allo Sviluppo economico, Erich Cossutta, presidente di Confindustria Serbia, Jovan Mutavdzic, 2B Logistics, e l’avvocato Dubravka Kosic.

Le strade per incrementare il business tra i due Paesi ci sono e sono ben tracciate. Lo ricorda l’ambasciatrice di Serbia, dopo aver fatto “mea culpa” per aver visitato Genova e la Liguria solo ora per la prima volta in 4 anni di mandato: «Una bellissima città e una splendida regione, in cui spero di tornare al più presto». E aggiunge: «L’Italia è fortemente presente nel nostro territorio con un sistema bancario e assicurativo ben radicati: Banca Intesa è la prima banca in Serbia, Unicredit la terza. Oltre 600 imprese italiane si sono installate da noi: ci sono grandi nomi, come Geox, Fiat, Ferrero, ma sappiamo anche che l’Italia è fatta soprattutto di aziende medio-piccole e  con queste realtà è altrettanto importante instaurare una collaborazione». E proprio il sistema Confindustria può fare da supporto alle Pmi, come spiega Garrone: «La prima a essere stata fondata nei Balcani è stata Confindustria Romania, che rappresenta anche l’associazione più grande. Sono seguite Confindustria Bulgaria, Bosnia Erzegovina, Russia e poi Serbia. Oggi Confindustria Serbia è una realtà ben organizzata che raggruppa oltre 170 imprese, alcune anche di grandi dimensioni. Il sistema è coordinato da Confindustria Balcani, e proprio in questi mesi stiamo lavorando per costituire altre due associazioni, una in Croazia e una in Albania». Un aiuto soprattutto in occasione di missioni all’estero, dove la presenza associativa è importante soprattutto per le piccole e medie imprese, che in genere non “viaggiano da sole”: «Ne vorremmo organizzare una proprio in autunno», precisa Garrone. Che i Balcani siano importanti per l’Italia lo dimostrano i numeri: «In termini di export, questo territorio vale molto di più di India e Brasile: parliamo di 14 miliardi in termini reali», precisa il delegato di Confindustria.

Se il 65% dell’export serbo è destinato all’Unione europea, circa l’80% dell’interscambio serbo-italiano avviene con quattro regioni, quelle più vicine geograficamente e più industrializzate: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia e Piemonte. Ma ultimamente, come ricorda Berbakov, «anche imprese di altre regioni manifestano interesse verso il nostro Paese: Toscana, Marche, Umbria». Perché quindi non anche la Liguria? Le ragioni non mancano: «Prima di tutto perché i rapporti con l’Italia sono eccellenti, anche nell’ottica dell’ingresso in Ue, che il vostro Paese ha sostenuto – spiega l’ambasciatrice – In secondo luogo, ed è la cosa più importante, perché la Serbia ha molto da offrire: esistono incentivi a fondo perduto per chi investe nel nostro territorio. Le aziende che producono oltre il 51% in Serbia possono esportare pagando dazi doganali molto bassi, l’1%, raggiungendo così un mercato che, tra Unione europea e Paesi dell’Est, tra cui Turchia, Russia, Kazakhstan, conta oltre 800 milioni di persone. Insomma, vogliamo essere il vostro “ponte” con il resto dell’Europa». Paesi, tra l’altro, con cui Genova e la Liguria guardano con particolare interesse (recentissimi i contatti kazaki per lo sviluppo del turismo, ma anche per qualcosa di più). Lo sottolinea anche l’assessore: «L’area serba rappresenta capacità, know how e sviluppo nei prossimi anni – commenta Rixi – come Regione inizieremo a spingere, il mese prossimo, sul marketing territoriale e sull’internazionalizzazione delle imprese. Di certo la Serbia rappresenta un’ottima piattaforma su cui investire». E proprio sul know how serbo, Cossutta aggiunge: «Questo Paese è un grande esportatore e incubatore di tecnologia. L’elettronica e la meccatronica sono molto sviluppate. La manodopera è specializzata e fidelizzata. E poi, il sistema è efficiente». Una rete di agenzie governative per la promozione di investimenti, con un desk italiano per agevolare anche i contatti con le istituzioni locali: il livello di autonomia e flessibilità è molto alto. «Non proprio come avviene in Italia − sottolinea Garrone − Qui sei fortunato se nel giro di due anni riesci a costruire uno stabilimento».

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