Un nuovo codice basato su trasparenza e sostenibilità, più aperto alle micro, piccole e medie imprese, ma che rappresenta anche una nuova mole di norme, anche se più semplificate, con cui i funzionari della pubblica amministrazione dovranno avere a che fare. Un codice che mette anche al centro l’Anac, Autorità nazionale dell’Anticorruzione, da cui gli addetti ai lavori attendono le linee guida. Parliamo del nuovo codice degli appalti, che, con l’approvazione del decreto legislativo da parte del consiglio dei ministri, recepisce le direttive appalti pubblici e concessioni e riordina la disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi, forniture e contratti di concessioni. Se ne è parlato questa mattina a Genova, nella sede di Confindustria, dove si sono confrontati i rappresentanti della Pa, delle imprese e delle associazioni di categoria. Una tavola rotonda a 360 gradi per capire le diverse chiavi di lettura della riforma.

Dal punto di vista delle piccole e medie imprese, il nuovo codice rappresenta un’opportunità per un maggiore accesso alle gare d’appalto. È il punto di vista di Andrea Carioti, presidente della Piccola industria di Confindustria Genova: «L’apertura del mercato verso le Mpmi è sottolineata in primis negli articoli dedicati ai contratti sotto soglia comunitaria e alla procedura di gara su committenza – spiega – ma anche nell’articolo 51, suddivisione in lotti funzionali degli appalti a seconda della funzionalità dell’opera o della specializzazione. Si tratta di esempi espliciti di una chiara volontà di far partecipare un maggior numero di piccole imprese alle gare d’appalto».

Un aspetto che mostra però anche un’altra faccia della medaglia, come spiega Filippo Delle Piane, presidente Ance Genova-Assedil, scettico sulla questione: «Le norme con cui ci confrontiamo hanno una genesi europea. E in Europa le imprese che non reputano di avere le possibilità di vincere una gara d’appalto, non si presentano nemmeno. Non vorrei che questo approccio così aperto alle piccole imprese, che tanto hanno patito la crisi, fosse troppo brusco e risultasse quindi più dannoso che utile». Delle Piane sottolinea anche un altro tipo di approccio del codice al tema degli appalti, quello punitivo: «la sensazione che ho è quella che il legislatore voglia partire dal presupposto di punire. Si parla di “consumo di suolo” e non di “utilizzo di suolo”. Siamo considerati cementificatori che deturpano il territorio. Il sistema è sempre corrotto. Lo scettro del potere è affidato all’ente per l’anticorruzione. Insomma, credo che quello di cui l’Italia ha bisogno sia un nuovo approccio, certo, ma culturale». Sulla necessità di un nuovo messaggio si trova d’accordo anche Michele Corradino, membro dell’Anac, intervenuto in videoconferenza, che sottolinea però come proprio il nuovo codice sia portatore di una nuova cultura: «C’è bisogno di un nuovo comportamento – commenta – la pubblica amministrazione deve essere virtuosa e così i suoi funzionari. Questo codice si propone proprio di aiutare la Pa e chi vi lavora. Più virtuose le imprese, più virtuosa anche la pubblica amministrazione: da oggi la professionalità delle Pa sarà certificata perché per indire una gara dovranno essere iscritte all’albo Anac e dimostrare di avere quindi i requisiti economici adeguati per farlo». Anche le imprese meritevoli saranno stabilite dall’Anac: «Un ruolo fondamentale, quello dell’Autorità, nel definire la griglia di merito», commenta Delle Piane.

Se per Corradino il codice degli appalti darà una mano anche ai funzionari della Pa, non è proprio dello stesso avviso Paolo Emilio Signorini, segretario generale della Regione Liguria, il quale esordisce affermando che «l’Italia è una macchina normativa infernale» per proseguire dicendo: «Gli appalti sono da sempre soggetti a una forte instabilità normativa. E il codice, pur nel suo tentativo di ridurre gli articoli e fare chiarezza, è comunque un ulteriore avanzamento di questo “sudoku”. Lo vedo come un punto di partenza, in cui rivestono un ruolo fondamentale l’ Anac, di cui sarà importante capire il grado di vincolo delle linee guida, e il Consiglio superiore dei lavori pubblici».

Più chiarezza, più apertura alle piccole realtà delle costruzioni, ma anche un codice basato su maggiore sostenibilità economica, sociale e ambientale, sulla qualità del progetto esecutivo e delle stazioni appaltanti, sull’esclusione del principio del “massimo ribasso”, su una maggiore efficienza ed efficacia: «Questi devono essere i nostri fari – afferma Delle Piane – che a parer mio non sono ancora abbastanza risolti nel nuovo codice. In questo settore l’efficacia deve essere valutata soprattutto a valle della gara d’appalto e per questo serve un osservatorio apposito che giudichi se gli strumenti adottati siano effettivamente efficaci o no. Se le linee guida di Anac dovessero andare in questa direzione, noi ci allineeremo, ma se così non dovesse accadere, siamo pronti a opporci, anche in maniera dura».

Il nuovo codice comporta anche un cambiamento nello scenario delle medie e grandi opere, di fronte al quale Regione Liguria e Comuni non possono stare a guardare: «A ottobre avremo il primo documento pluriennale del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel quale la Regione dovrà indicare quali sono le opere strategiche che si vorranno portare avanti – ricorda Signorini – per questo sarà fondamentale che gli enti locali vigilino perché ciò che è rilevante per la Liguria non resti fuori da questo documento».

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