La scorsa settimana si è chiusa in territorio positivo per i listini azionari. Si tratta della terza settimana di rimbalzo: a livello aggregato, se si guarda per esempio un indice globale come l’MSCI World, il recupero dai minimi di metà febbraio è stato importante (+13.18%).

Il mutamento del sentiment degli operatori è da attribuire principalmente al miglioramento di tre fattori, gli stessi che hanno accentuato la fase di correzione: il forte recupero del prezzo del petrolio che si è esteso a tutto il comparto delle commodities,  i  dati macroeconomici provenienti dagli Stati Uniti che hanno portato maggiore ottimismo sulla capacità di mantenere un ritmo di crescita moderato, la rinnovata speranza che le politiche accomodanti delle Banche Centrali siano estese ancora per un lungo periodo di tempo.

Negli Stati Uniti la scorsa settimana sono stati pubblicati diversi dati fondamentali per la mappatura dello stato della principale economia mondiale. Indicazioni positive sono arrivate da molteplici fronti: l’indice relativo all’attività manifatturiera ha mostrato un miglioramento a febbraio per la seconda volta dopo la contrazione subita durante gli ultimi mesi del 2015 mentre gli indici ISM non manifatturiero si è mantenuto saldamente in territorio espansivo; il Beige Book, considerato il riferimento per la valutazione dello stato dell’economia americana, ha evidenziato un’espansione generalizzata dell’attività con indicazioni positive dal fronte business sia dal lato dei salari e dei consumi, mentre la debolezza del settore energetico e la forza del dollaro hanno continuato a pesare negativamente. Molto interessante è stata anche la lettura del job report che ha evidenziato ancora una volta una robusta crescita dei nuovi posti di lavoro nel mese di febbraio bilanciata tuttavia da una strutturale debolezza messa in evidenza da una debole crescita sia delle ore lavorate sia dei salari orari.

In Cina durante il fine settimana è stato annunciato il target di crescita economica per quest’anno, fissato nella forchetta 6.5% – 7%. L’obiettivo è in flessione rispetto all’anno precedente che vedeva il target nell’intorno del 7%. Il nuovo obiettivo ha due caratteristiche importanti. La prima è di ordine qualitativo: è stato fissato per la prima volta un range, che lascia quindi intendere un margine di incertezza, la seconda è di carattere quantitativo, la riduzione dell’obiettivo di crescita lascia trasparire  l’impatto del rallentamento globale sulla Cina ma anche un eccesso di capacità dell’industria e del settore immobiliare. Riteniamo che l’obiettivo di crescita indicato sia sfidante, anche se le contromisure di politica monetaria e fiscale che il governo cinese ha iniziato a implementare sono incoraggianti.

In Brasile il recupero dell’indice azionario di riferimento Bovespa è stato davvero imponente (+30% in valuta locale) dai minimi di fine gennaio. I dati macroeconomici continuano a mostrare un Paese in decisa contrazione economica ma il recupero della scorsa settimana (+18% in valuta locale) trova le sue radici nell’aumento delle probabilità di un rinnovamento della classe politica dopo l’arresto per corruzione riferito allo scandalo Petrobras dell’ex presidente Lula. Il recupero dell’ultima settimana del listino azionario brasiliano è il migliore dal 1996: tuttavia sottolineiamo che l’indice arriva da una fase di mercato ribassista iniziata nel 2010 e che ha portato il Bovespa a perdere quasi il 50% del suo valore negli ultimi 6 anni. Un cambio politico che porti effettive riforme nel Paese e l’andamento dei prezzi delle materie prime saranno elementi fondamentali per la sostenibilità di questo rally.
Il recupero del prezzo del petrolio è stato supportato da un’ulteriore contrazione del numero dei pozzi attivi negli USA scesi a soli 392 e sotto la soglia dei 400 per la prima volta dal 2009. Si pensi che solo un anno fa erano attivi più del doppio dei pozzi.

Anche l’oro si è messo in luce mettendo a segno il miglior inizio anno dal 1980 e tecnicamente entrando in una fase di bull market. I flussi sul metallo prezioso sono stati rilevanti anche se il motivo non è apparente. Le ipotesi che si possono fare per spiegare questi flussi sono principalmente due: i tassi di deposito che si spingono in territorio sempre più negativo e, per quanto assolutamente antitetico, la ripresa delle aspettative di inflazione scontata dalle obbligazioni inflation-linked americane. Rimanendo ancorati ad uno schema di analisi tecnica vediamo un primo livello di resistenza intorno ai 1300 dollari e un primo target importante a 1380 dollari.

In questo contesto dove continuano a coesistere timidi segnali incoraggianti sul fronte economico, una congiuntura ancora fragile e un quadro tecnico provato, continuiamo a monitorare attentamente il quadro macro, le valutazioni fondamentali e il sentiment del mercato mantenendo per il momento un atteggiamento neutrale.

Questa settimana l’attenzione degli operatori sarà focalizzata sull’Eurozona e sulle mosse della BCE. Le attese sono per un ulteriore taglio del tasso di deposito di 10 centesimi a -0,40% e di un ulteriore incremento degli acquisti sui titoli di Stato. Tuttavia è anche da rilevare come molti investitori siano preoccupati di rimanere delusi, come è già accaduto nel mese di dicembre. D’altro canto un intervento coraggioso è auspicabile e necessario dopo i dati di lunedì scorso che hanno visto una contrazione dei prezzi al consumo dello 0,2% nel mese di febbraio. Sempre in Eurozona, martedì verranno pubblicati i dati sul prodotto interno lordo aggregato: gli analisti stimano una crescita dell’1,5% per il quarto trimestre.
Guardando a Oriente, anche in Giappone sarà pubblicata la prima stima del Pil del quarto trimestre atteso in contrazione dello 0,4%. Un set di dati macro molto rilevanti arriveranno anche dalla Cina, dove saranno pubblicati gli andamenti di esportazioni, importazioni e crescita dei prezzi al consumo e alla produzione. Segnaliamo come le stime per import ed export siano molto basse, ed in contrazione rispettivamente del 12% e del 14,5% nel mese di febbraio. La crescita dei prezzi dovrebbe rimanere ancora sottotono anche a febbraio, in aumento dell’1,8% per quanto riguarda l’indice dei prezzi al consumo e in contrazione del 4,9% per i prezzi alla produzione. A livello macro gli esperti mantengono un atteggiamento costruttivo: il rimbalzo tecnico ha supportato questa visione, ma si pensa che al momento il mercato sia chiuso in un trading range e che saranno importanti i dati macro e la decisione della Bce per avere nuove conferme per il proseguimento del rally.

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