La comunità portuale della Spezia lancia sui mercati internazionali una nuova sfida di sviluppo e di innovazione. Banchine lunghe che consentano di spostare gran parte delle operazioni portuali dal bordo mare all’interno del territorio, riservando gli spazi (ad alto valore aggiunto e alto costo) in cui avviene l’imbarco e lo sbarco dei container solo a queste operazioni e spostando tutto il resto (movimentazione, dogana, controlli), ma anche riempimento e svuotamento dei container in un’area raccordata con treno e camion, a pochi chilometri di distanza.

Se ne è parlato oggi nel corso del convegno della Spezia Port Service: gli operatori spezzini riuniti nella community propongono di sfruttare in modo razionale le aree di Santo Stefano Magra facendone la chiave di volta per una formula logistica per l’Italia del tutto innovativa. L’obiettivo è preciso: trasformare il container, almeno in parte, da unità di sfruttamento del territorio in fattore generatore di economia, produzione e occupazione. Anche la sola sosta di una percentuale minima di container destinati a operazioni di riempimento e svuotamento o di servizio per realtà industriali in area retroportuale è in grado, secondo quanto emerso dal convegno, di attivare un effetto moltiplicatore con benefici alle comunità portuali e logistiche che oggi “subiscono” solo il transito dei container.

L’esempio da seguire per far decollare la nuova via logistica spezzina, che sfrutterebbe sia l’esigua distanza tra  le banchine e le aree del retroporto di Santo Stefano Magra, sia la disponibilità degli operatori portuali a lavorare 24 ore su 24, sembra essere quello dei porti del nord Europa, che, su enormi aree logistiche parte integrante del porto stesso, hanno costruito veri e propri sistemi economici dominanti (è il caso di Rotterdam).

Secondo quanto evidenziato dai relatori alla Spezia, questa nuova sfida del porto ligure, che vanta storicamente una primogenitura nella gestione privata, nell’efficienza e nella produttività, passa attraverso la capacità di attirare non solo navi, ma anche mercato di riferimento delle merci. «In questo momento i porti italiani e non solo – afferma Bruno Pisano, in rappresentanza della community portuale della Spezia – stanno subendo le conseguenze di una vera e propria rivoluzione industriale, frutto di una corsa esasperata alle concentrazioni, sia sul fronte delle grandi compagnie che dominano il mercato, sia dei carichi e quindi dei container trasportati in quantità sempre maggiori e convogliati su pochi hub portuali in grado di smistare questi carichi verso le destinazioni finali. Per i porti e per La Spezia in particolare è giunto il momento di non subire passivamente i processi ma di tornare a esserne protagonisti trasformando questi cambiamenti in opportunità. L’area di Santo Stefano Magra puó quindi rappresentare la chiave di volta anche per il sistema Italia per porre le fondamenta a un nuovo business logistico e industriale di cui benefici l’intero Paese».

In un quadro internazionale caratterizzato da una vera e propria rivoluzione del mercato logistico e portuale, con flussi logistici della merce che, come ha spiegato Francesco Parola dell’Università di Genova, «in modo sempre piú esasperato tendono a radicarsi solo ed esclusivamente dove le condizioni infrastrutturali, burocratiche e operative, lo rendono conveniente», la proposta degli operatori privati spezzini ha avuto l’effetto di un vero e proprio sasso nello stagno. E anche in quello della riforma portuale, criticata da Giorgia Bucchioni a nome della Spezia Port Service e sulla quale ha espresso le proprie perplessità anche l’assessore regionale allo Sviluppo economico Edoardo Rixi, la comunità portuale della Spezia, oltre a proporre la formula innovativa del porto lungo o del dry port, a Santo Stefano Magra, ha anche rilanciato la necessità di una forte coesione all’interno del porto che di questa coesione ha fatto il proprio elemento di forza e che oggi si confronta con frizioni fra Autorità portuale ed enti locali, e con l’affidamento alla giustizia amministrativa della soluzione di alcuni problemi vitali

Il convegno segna dunque anche un punto di svolta nei rapporti fra terminalisti portuali, Autorità portuale e operatori. Questi ultimi, agenti marittimi, spedizionieri e spedizionieri doganali, di fronte al rischio di un’emarginazione, hanno rilanciato proponendosi come elemento indispensabile di congiunzione fra il mercato delle merci e quello del trasporto container, ma specialmente come “paladini” di un modo nuovo e non passivo di interpretare la logistica. A Santo Stefano gli operatori della Spezia hanno investito in modo rilevante: oggi sono già operativi circa 100 mila metri quadrati di magazzini coperti, circa 600 mila mq di aree operative attrezzate e circa 300 mila mq di aree intermodali, per un totale di oltre un milione di metri quadrati.

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