Spera nel rilancio dell’economia e dei consumi e intanto punta sulla vendita on line Georgia Maghelli, che tra il 2006 e il 2007, a Villagrossa di Calice al Cornoviglio, in Val di Magra, 25 km dalla Spezia, ha avviato un allevamento di alpaca da lana. Un’idea originale, perché fuori del Sud America, e in particolare della Cordigliera andina, gli Alpaca sono ancora animali rari. Ma producono una lana bellissima, calda sette volte quella della pecora, resistente, che ha incantato l’imprenditrice spezzina.

«Al tatto – precisa Maghelli – questa lana è simile alla seta. Ed è già colorata dalla natura. L’alpaca è l’unico animale al mondo che produce lana in una grandissima varietà di colori: dal bianco puro fino al fulvo, tutta la gamma di marroni e beige, fino al nero carbone, oltre 22 colori naturali».

Attraverso i secoli, immagini di lama, alpaca, guanaco e vigogne sono state tramandate da diverse culture andine, dalle pitture rupestri di Toquepala, alla ceramica inca. Con la conquista spagnola del Perù, le guerre e l’introduzione nel continente di altri animali, tra cui la pecora, l’ alpaca fu quasi completamente annientato. Se è riuscito a sopravvivere fino ai nostri giorni lo si deve solo alla sua capacità di adattamento climatico (vive sui 4mila metri di quota) e alla dipendenza degli indigeni nei suoi confronti. A metà circa dell’800, l’inglese Sir Titus Salt, fece conoscere al mondo occidentale le favolose qualità della lana d’ alpaca, dando un nuovo impulso al suo allevamento.

E Giorgia Maghelli ha deciso di provare ad allevare questi animali nell’entroterra spezzino, che offre condizioni climatiche favorevoli al loro sviluppo e alla crescita della loro preziosa lana. Tra il 2006 e il 2007 ha acquistato capi di alpaca, e anche di capre mohair, dette altrimenti d’angora, specie originaria della provincia di Ankara, in Turchia, molto diffuse, oltre che nel paese di origine, in Sud-Africa, negli Stati Uniti, Australia. Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera e Italia. In quegli anni a Calice al Cornoviglio sono giunte una settantina di capre mohair e 19 alpaca. L’idea era quella di arrivare a una quarantina di alpaca.

Poi, la mattina del 15 settembre 2008, il Wall Street Journal ha titolato a sei colonne in prima pagina: «Crisi a Wall Street, Lehman in bilico, Merrill in vendita e AIG in cerca di soldi». All’una e quarantacinque di notte Lehman Brothers è entrata ufficialmente sotto tutela fallimentare, il giorno dopo in tutto il mondo si sono viste le foto degli yuppies di Wall Street che lasciavano i loro uffici con i mano gli scatoloni contenenti i resti del loro lavoro. E il mondo è cambiato.

La recessione globale ha investito l’Occidente, i consumi sono calati. Poi, molti paesi, Usa in testa sono tornati a crescere. L’Italia no. Si parla ora di timidi segnali di ripresa, confermati da aumenti del pil di qualche decimale. In questi anni nel nostro paese la produzione di certi beni voluttuari ha subito tagli drastici, nella nautica, per esempio, in pratica è sopravvissuto soltanto chi ha trovato spazi all’estero. E certo l’acquisto di lane pregiatissime non è stata in cima alla lista dei beni da acquistare per il consumatore medio.

Maghelli, però, ha resistito, in attesa di tempi migliori. A Villagrossa oggi gli alpaca sono 31, le capre mohair 61, più sedici piccoli. «Vendo – dichiara l’imprenditrice a Liguria Business Journal – nei mercatini di prodotti artigianali, nei negozi specializzati, prevalentemente in zona. Anche qui da noi, ai turisti. Non offro lana grezza ma capi lavorati: berretti, poncho, guanti, sciarpe. Ora intendo puntare sulla vendita on line».

Nella speranza che la ripresa venga anche in Italia e i consumi abbiano una bella impennata.

1 COMMENTO

  1. Ho visto oggi il documentario di Geo e Geo è sono rimasta colpita da questi animali teneri .puoi darmi informazioni volendo acquistare dei capi 2 di Alpaca e2di pecore di lana mohair

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.