Il brusco rallentamento del commercio internazionale dall’estate in avanti ha contribuito alla frenata degli ordinativi smentendo le previsioni ottimistiche del primo semestre 2015 rispetto al secondo semestre. Sono alcune delle chiavi di lettura emerse durante la presentazione degli indicatori economici elaborati dal centro studi di Confindustria Genova relativi proprio agli ultimi sei mesi del 2015 e alle previsioni per questo inizio 2016. Sono stati soprattutto gli ordinativi italiani a diminuire.

Manifatturiero e merci del porto di Genova sono gli ambiti in cui è emerso il segno meno, ma non tutto è andato male.

Risultati positivi per le aziende operanti nei servizi alle imprese e per gli operatori del turismo (anche perché nel secondo semestre 2014 Genova dovette fare i conti con l’alluvione). L’occupazione però non riesce ancora a smuoversi (-0,1% sugli organici). Il ricorso alla Cassa integrazione guadagni si è progressivamente sgonfiato: -26,2%. Quella in deroga registra un -84,6%.

Guido Conforti, responsabile del Centro Studi di Confindustria Genova, spiega: «Quest’anno l’Italia è uscita dalla recessione, ma il pil è ampiamente al di sotto della produzione pre-crisi, a questi ritmi si ritornerà a livelli dignitosi ben dopo il 2020».

Gli ordini acquisiti nel primo semestre hanno sostenuto la ripartenza, ma il fatturato ha risentito del calo del secondo semestre, le attese ottimistiche degli imprenditori, secondo i dati nazionali, non si sono realizzate. Nonostante tutto le premesse per il 2016 sono più solide, anche per Genova: «In porto scendono le merci e aumentano i passeggeri – sottolinea Conforti – al traffico delle crociere si è unito quello dei traghetti, in risalita dopo un paio d’anni di buio. Anche nel settore immobiliare si sta muovendo qualcosa nell’ambito della fascia media». I traghetti registrano un +6,2%, le crociere +3,6%.

«Le difficoltà – aggiunge il presidente di Confindustria Genova Giuseppe Zampini – sono dovute a turbolenze esterne, i mercati finanziari , le banche, i prezzi delle materie prime».

Materie prime in picchiata

«Meno ordinativi anche per il crollo del prezzo delle materie prime a partire proprio da ferragosto delle materie prime – fa notare il vicepresidente Stefano Messina – il petrolio ha perso il 40% del valore, ma non è solo, calano anche rame, acciaio, è un fatto che ha avuto un impatto come quello della crisi del 2008, anche se è stato meno scioccante perché eravamo già in un momento difficile per l’economia mondiale». Proprio Messina per lavoro è appena rientrato da un viaggio in Oriente (Sri Lanka, India ed Emirati Arabi) e ha rilevato un fatto notevole: «Normalmente in passato si aveva proprio la sensazione di vivere in un mondo a due velocità, confrontando questi Paesi con l’Italia, invece stavolta non è accaduto».

Nel porto di Genova le merci sono diminuite del 5,7% del tonnellaggio totale. A influenzare soprattutto la contrazione degli olii minerali (-15,3%) e il tonnellaggio dei Teu (-2,8%).

L’auspicio è che ci sia una maggiore accelerazione sui consumi interni, ma anche una soluzione internazionale su Paesi come la Siria e la Libia potrebbero aprire interessanti prospettive proprio sul manifatturiero. Il settore registra il calo maggiore negli ordini dall’Italia (-6,4%) rispetto all’estero (-1,4%).

L’accordo con Sace

L’attenzione per l’estero è sancita da un accordo che Confindustria Genova ha fatto con Sace, (gruppo assicurativo-finanziario attivo nell’export credit, nell’assicurazione del credito, nella protezione degli investimenti, nelle garanzie finanziarie) e che verrà presentato in un evento il 16 marzo dedicato alla Country risk map: «Da un lato ci sono grandi opportunità dopo la cessazione delle sanzioni al commercio con l’Iran – spiega Enrica Del Grosso di Sace – con 3 miliardi di export aggiuntivo, ma anche su Cuba, Cile, Spagna ed Emirati Arabi, dall’altro occorre prudenza sia per questioni geopolitiche, sia per i prezzi delle commodities. L’ingente mole di debito che stanno accumulando i Paesi emergenti deve preoccupare: da 150% del Pil oggi è a 195%». Proprio per capire ed evitare i rischi, Confindustria si è affidata a Sace per i servizi alle aziende iscritte. Ad aprile ci sarà una missione imprenditoriale in Iran: «Abbiamo individuato i settori merceologici di interesse: non sarà una presentazione – dice Zampini – ma un inserimento. Porteremo aziende piccole che si occupano di energia, trattamento acque, alta tecnologia medicale, visto che l’Iran ha l’obiettivo di costruire almeno 25 ospedali nei prossimi 5 anni. Le relazioni tra Paesi sono influenzate più da quanta finanza portano che dai singoli episodi».

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