Si aggiunge un nuovo tassello alla complicata opera di ripartenza del porto di Ospedaletti.

«La conferenza dei servizi – annuncia il sindaco di Ospedaletti Paolo Blancardi a Liguria Business Journal – convocata dall’ex impresa costruttrice Fin.Im, ha confermato che quanto fatto fino ad ora non è sanabile. È arrivata quindi la conferma, da parte della Regione, della delibera contenente la nuova variante già approvata a fine 2014. Ora la palla torna al Comune che dovrà dare corso alla nuova normativa, mettendo i suoi paletti».

Dopodiché, grazie anche al masterplan già realizzato (ma ancora da approvare in giunta), comincerà la fase delle nuove gare. Un percorso ad ostacoli di cui il sindaco Blancardi, già assessore al porto e urbanistica durante la precedente amministrazione, vuole venire a capo: «La variante – spiega il sindaco – è stata approvata definitivamente in Regione lo scorso 24 dicembre. Nei prossimi mesi daremo un parere di giunta sul masterplan che è stato presentato da studi privati di architettura. Di qui a breve ci sarà ancora un momento pubblico, faremo un incontro coi cittadini. Quindi bisognerà rifare la normativa urbanistica e metteremo i nostri paletti».

Fasi propedeutiche per uscire da un impasse che dura ormai da tre anni esatti. Era la fine di gennaio del 2013 quando il Consiglio di stato annullava gli strumenti urbanistici attuativi del Porto, cantiere già avviato e affidato, allora, alla Fin.Im (in fallimento) e Impresa Rosso. Il porto della “città delle rose”, costruito su una spianata di terra di riporto, si trasforma in cantiere-discarica a cielo aperto. Il danno per l’immagine della cittadina è incalcolabile, solo in parte sanato dalla trasformazione del lungomare grazie al completamento della pista ciclabile e all’abbattimento dei muraglioni ferroviari.

L’anno zero della ripartenza del porto si colloca, in realtà, a fine ottobre 2014. È allora che, su proposta dell’allora assessore Gabriele Cascino, la giunta regionale approva la prima delibera che contiene le nuove varianti: sarà un porto più piccolo, con posti barca limitati nel bacino a ponente, mentre a levante, tra la zona dedicata ai moli e le dighe di sottoflutto, arriveranno spiagge e zone di servizi. Il Comune ha poi varato un “sentiero dell’ascolto”, questionari rivolti dal Comune di Ospedaletti alla popolazione per concordare la ripartenza dell’approdo incompiuto. «Partecipazione non eccellente», si era detto. La cittadinanza da tempo ha perso l’entusiasmo. Quindi la stesura di un eloquente e dettagliato masterplan ad opera di studi privati, dal titolo “Porto di campagna”. L’idea è quella di creare strutture per accogliere i turisti, sul modello espositivo, creare una relazione tra mare e prodotti della terra. Uno «slow port» dice il documento. E c’è chi ironizza sul fatto che il porto di Ospedaletti è già abbastanza slow, se non altro per il tempo che ci vorrà per terminarlo. Sono ormai dieci anni che gli ex terreni Cogefar sono stati destinati alla costruzione di quel porto, allora chiamato Baiaverde.

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