«L’accordo di programma è stato stracciato dal governo senza dichiararlo. Per questo abbiamo deciso di occupare la fabbrica e di manifestare». Bruno Manganaro della Fiom di Genova spiega le motivazioni che hanno portato questa mattina i lavoratori dell’Ilva a decidere per alzata di mano sull’occupazione dell’azienda e a scendere nuovamente in strada prima bloccando la strada Guido Rossa, poi via Cornigliano all’altezza della stazione ferroviaria e l’uscita del casello autostradale verso Levante.

Il 10 febbraio scade il termine per presentare offerta di acquisto e, secondo la Fiom, il governo sta prendendo tempo proprio per arrivare a quella data senza intimorire i privati con gli obblighi nei confronti dei lavoratori imposti dall’accordo di programma.

Il “pacchetto” Ilva comprende gli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure, ma anche sette aziende del gruppo tra cui Ilva servizi marittimi, Taranto Energia e Sanac.

L’Accordo di programma riguarda solo i lavoratori di Genova, ma il governo non ha fatto chiarezza sul suo destino.

Per il  4 febbraio intanto, via e-mail, è arrivata la convocazione al tavolo romano a cui però, pare, non sarà presente il ministro Federica Guidi. La Fiom contesta anche questo, giudicandolo una perdita di tempo. Il blocco verrà rimosso solo quando arriverà la convocazione con la garanzia della presenza di un rappresentante delle istituzioni e non di un funzionario, per rassicurare sul futuro.

Altre sigle sindacali che aderiscono a Cisl e Uil invece, saranno presenti: “Siamo consapevoli che questa data rappresenterà solo l’inizio di un percorso di discussione che ha come obiettivo inderogabile il mantenimento dei livelli occupazionali dello stabilimento Ilva di Cornigliano insieme alla tutela del reddito di tutti i lavoratori, garantiti grazie all’emendamento Basso in continuità all’accordo di programma – ha scritto la Fim Cisl – ricordiamo che i temi che ci preoccupano principalmente sono la situazione generale dell’intero Gruppo Ilva, messo in difficoltà da una gestione disattenta, che non ha affrontato le reali problematiche dell’azienda e che rischia di avere ripercussioni disastrose su tutti i siti nazionali, compreso il nostro”.

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