«Vogliamo un waterfront con meno cemento a terra e senza ulteriore consumo di mare». Così il sindaco e il vicesindaco della Spezia, Massimo Federici e Cristiano Ruggia, spiegano il motivo per cui ieri, in comitato portuale, hanno votato contro il Piano triennale delle opere 2016 – 2018, approvato da tutti gli altri votanti. Il voto contrario di Federici e Ruggia ha segnato una divisione tra Comune e Autorità portuale e tra componenti del Pd.

«Il turismo – si legge in una nota stampa sottoscritta da Federici e Ruggia – è fondamentale per lo sviluppo della città e, proprio per questo, il nuovo waterfront deve essere pensato all’insegna della qualità architettonica e di una dimensione di vivibilità e benessere. I vecchi progetti che prevedevano l’edificazione di massicci volumi sono figli di una visione superata. Da tempo abbiamo maturato pertanto la convinzione, che continueremo a sostenere in ogni sede, di un superamento della costruzione di un nuovo molo su Calata Paita e del raddrizzamento del Molo Italia. Di qui il voto in Comitato Portuale».

Secondo il sindaco e il vicesindaco, «la soluzione c’è già: l’approdo di due navi da crociera sul Molo Garibaldi. E l’utilizzo di una parte di Calata Paita, nell’ipotesi  di una crescita degli arrivi. I tre accosti, dunque, si possono ottenere senza giganteschi e invasivi interventi, senza nuovi interramenti e, per di più, in tempi brevissimi rispetto a quelli indefiniti per la realizzazione del nuovo accosto e il raddrizzamento del Molo Italia».

Inoltre, «non bisogna dimenticare che il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del Mare ha stabilito che per l’ambito portuale 5 è necessario verificare ulteriormente la necessità della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e questo solo dopo il pronunciamento del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che potrebbe classificare tale intervento come “variante” attivando un meccanismo molto lungo. Il rischio concreto dunque è allungare indefinitamente i tempi, tenendo bloccate, in gran parte, risorse che potrebbero essere facilmente usate per opere di urbanizzazione primarie, come ad esempio illuminazione pubblica e servizi su Calata Paita».

«La nostra posizione – si legge ancora nel documento – è chiara: soluzioni buone e rapide per consolidare e rafforzare i flussi crocieristici e un waterfront come volano di attrazione per turisti e luogo da vivere per tutti i cittadini. Un waterfront con volumi drasticamente ridimensionati: via i grattacieli, via qualsiasi previsione residenziale e apertura verso alberghi e funzioni che rendano fruibile questo grande spazio riconquistato sul mare durante tutte le ore della giornata. Il waterfront come una nuova porzione della città, rispettoso del suo impianto urbanistico, e non luogo separato, in piena coerenza con il Piano Urbanistico Comunale che, grazie a un importante percorso partecipativo, ha già avuto ampia condivisione e forte apprezzamento. Dunque: volumi edilizi bassi a ridotto impatto visuale; continuità degli spazi verdi come quelli su Passeggiata Morin con il prolungamento dei giardini pubblici su Viale Italia; priorità alle funzioni pubbliche, a partire da una grande piazza affacciata sul mare. E significa non stravolgere inutilmente un elemento identitario fortissimo come Molo Italia».

«Oggi alle città – concludono i due amministratori – è richiesta la capacità di saper cogliere le diverse opportunità di crescita che l’evolversi dei tempi propone. Per questo abbiamo espresso contrarietà ad un tipo di intervento irreversibile, capace solo di pregiudicare possibilità future».

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.