Carige dovrà  vendere meno una  parte della sua quota (4,1%) in Banca d’Italia entro il 2016, come prevede la normativa in proposito, secondo la quale nessun azionista dell’istituto centrale può detenere una partecipazione capitale superiore al 3%. Dopo le cessioni operate dalla banche principali azionisti, a medio termine toccherà vendere ad altri istituti, tra cui Banca Carige, che detengono nell’istituto centrale una quota superiore al 3%. Banca Carige, potrà alineare tutta la quota o soltanto quell’1,1% che eccede il 3 %.

La banca ligure non ha rilasciato dichiarazioni in merito ma non è affatto scontato che intenda cedere tutta la quota. La partecipazione nell’istituto centrale, infatti, è un ottimo investimento. La legge fissa una redditività massima del 6% del capitale, ma il governatore Ignazio Visco ha collocato una soglia fra il 4% e il 5%.

Quella delle banche italiane proprietarie, formalmente, della banca adibita a controllarle, è una questione annosa,  che risale alle origini dell’istituto centrale, quando la sua compagine societaria era stata frazionata tra le banche di allora. Alcune quote si sono poi ingrandite a causa delle fusioni bancarie, e si è arrivati al fenomeno dei vigilati che partecipano con grosse quote al capitale della vigilante. Un’anomalia puramente formale, poiché la Banca d’Italia è restata e resta un istituto di diritto pubblico (lo è da11936) su cui nessun privato può esercitare influenze, un’anomalia che comunque sarà risolta, secondo la normativa, entro il 2016. Entro quella data, comunque, l’anomalia sarà risolta e  nessuno potrà detenere una quota di Banca d’Italia superiore al 3%

Per ora hanno iniziato l’opera di cessione i maggiori azionisti, i colossi Intesa Sanpaolo e Unicredit. Intesa Sanpaolo ha ceduto il 5,7%, Unicredit il 3,4% a una cordata di fondi istituzionali e fondazioni individuati dagli advisor Rothschild, Unicredit Cib e Banca Imi.

Hanno venduto lo 0,86% anche Generali (0,86%) e Allianz (0,3%).

In totale è passato di mano poco più del 10% del capitale di Bankitalia, pari a 750 milioni di euro, visto che le quote sono state cedute al valore nominale di 25 mila euro ciascuna.

I nuovi azionisti sono i fondi di previdenza Inarcassa (architetti e ingegneri, ora al
3%), Cassa Forense (avvocati), Enpam (medici e odontoiatri), Enpaia (impiegati e dirigenti
dell’agricoltura), Cassa Ragionieri, la fondazioni Manodori, fondazione Carpi eBanca del Piemonte.

Obiettivo finale, entro il 2016, per tutti i soci maggiori è scendere entro il 3% delle quote, come prevede la legge del 2014. Attualmente sono oltre quella soglia ancora i due colossi bancari, e poi le Generali, l’Inps , Cr Bologna, e Carige con 4,1%.

Complessivamente il capitale di Bankitalia è di 7,5 miliardi di euro, rivalutato di recente dallo storico valore nominale del 1936 di 156 mila euro, 300 milioni di lire di allora.

La quota del capitale della Banca d’Italia destinata a passare di mano è del 40%.

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