Banca Carige  ha tutti i numeri e gli indicatori a posto eppure scende in Borsa:  gli analisti non riescono a spiegarsi il perché. Ieri la banca ligure ha subito un calo vistoso (-4,69% a 1,261 euro) toccando il proprio minimo storico e   dall’inizio del mese il titolo oltre il 17% del proprio valore.

Eppure Carige non soltanto ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con un attivo di 100 mila euro che fa prevedere un buon bilancio 2015,  ma  ha ricevuto da Bce un giudizio positivo sul lavoro condotto al suo interno dal management negli ultimi due esercizi.

I principali indicatori del gruppo sono in rialzo, a cominciare dal rapporto Cet 1, il più indicativo dello stato di salute di una banca, salito al 12,2 per cento, quindi al di sopra della media indicata dalla Bce.

Tra le spiegazioni che circolano in ambienti finanziari c’è il fatto che l’a.d. Piero Montani  il 3 settembre scorso aveva annunciato di aver venduto 110mila azioni alla quotazione di allora, a 1,6689 euro, per un controvalore di183mila euro.

Nei giorni scorsi si era parlato di possibili vendite di quote da parte di Btg Pactual, fondo di investimenti brasiliano in difficoltà dopo l’arresto del suo fondatore André Esteves. Btg ha una quota, peraltro non di grande entità, in Banca Carige.

Ma i fattori determinanti potrebbero essere due. Nei giorni scorsi hanno venduto azioni Carige allo scoperto due fondi, l’americano Numeric Investors e l’inglese Marshall Wace. Il primo ha ceduto lo 0,53% di capitale Carige in suo possesso dal 30 novembre, il secondo ha ceduto 1’1,07%. In tutto, un 1,6% che in effetti potrebbe aver causato l’ondata ribassista. Le due cessioni sarebbero dovute non a valutazioni sullo stato di salute di Banca Carige ma all’intenzione dei fondi di recuperare risorse per intervenire in altre operazioni.

I fondi stranieri potrebbero anche avere perso interesse nei confronti della banca ligure che nei mesi scorsi sembrava propensa a partecipare al cosiddetto risiko bancario e aveva ha nominato gli advisor per sondare il mercato in vista di possibili operazioni di acquisizioni o fusioni ma non ha ancora dato segnali di voler passare all’attacco.

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