Dal primo “Chicken N Chicken” di Sanremo aperto nel 2011 a quello di Erba in Lombardia (600 metri quadri), Torino, Milano, Vicenza, Sottomarina di Chioggia, i tre di Nizza. Progetti di espansione in Francia e di raddoppiare le cifre con lo sbarco in Germania. Quindici finora i ristoranti Chicken N Chicken (di cui cinque in Liguria) aperti nel giro di quattro anni. Quattro a gestione diretta, il resto in franchising, accessibile con un capitale tutto sommato contenuto.

L’imprenditore alla guida del network di ristorazione rapida è nato in Pakistan ma è ligure a tutti gli effetti: Tariq Bashir ha aperto il suo primo fast food a Sanremo nel 2004. Un semplice kebab (Kebabis) in piazza del mercato. I kebab sono diventati quattro, due nella città dei fiori, Imperia e Sestri Levante. Nel 2011 l’intuizione: fondare una catena di fast food. Il pollo come ingrediente principale, mix di sapori asiatici e internazionali.

Da quando Chicken N Chicken ha cominciato a espandersi, anche l’americana Kfc ha puntato gli occhi sull’Italia. Ma la differenza con il gigante americano Kfc, oltreché nelle ricette, è nella taglia dei suoi fast food: «I nostri negozi sono piccoli – dice Bashir – basta un investimento contenuto». Nella brochure si parla di un minimo di 120 mila euro ma l’azienda precisa che ogni affiliato viene valutato e l’investimento è sempre in rapporto ad esperienza e dotazioni già disponibili.

Chicken N Chicken, insegna Kebabis distribution Sas, ha sede legale a Sanremo e centro logistico nella zona commerciale di Taggia. Il pollo fresco è tra i prodotti che arrivano direttamente in negozio dal fornitore Aia. I numeri parlano di quindici ristoranti che danno lavoro in media a otto persone. Oltre ai circa 150 dipendenti del network Chicken N Chicken, ci sono quelli dei quattro Kebabis. Carne halal certificata dal fornitore italiano. Centro logistico e amministrativo ben ancorato nell’estremo ponente ligure: «Qui vengono tutti i nostri dipendenti per una prima formazione, che poi prosegue in uno dei nostri ristoranti a gestione diretta». La formula, secondo brochure, prevede per l’affiliato un 4% di royalties, 2% di contributo marketing, un’entry fee da 20 mila euro, superficie minima di 100 metri quadrati e un investimento contenuto (da un minimo di 120 mila euro) modulabile secondo esperienza, dotazioni del locale ed altri fattori. Per il futuro Bashir ha le idee chiare: «Proseguire con le aperture nel nord Italia e nel sud della Francia. E venti nuovi negozi in Germania che affideremo a un responsabile di zona».

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.